Revocato uno studio che associava il vaccino MPR all’autismo

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In questi giorni The Lancet ha dichiarato di aver revocato uno studio, pubblicato nelle pagine della prestigiosa rivista medica nel 1998, ad opera del Dott. Andrew Wakefield, che riteneva come il vaccino trivalente MPR, contro morbillo, parotite e rosolia, fosse responsabile dell’aumento dei casi di autismo.

Tale articolo, alla sua uscita, aveva scatenato forti polemiche, ed aveva stimolato la nascita di associazioni costituite di gruppi di genitori con bambini autistici che intentavano cause legali, convinti che il disturbo ai loro figli fosse stato provocato dal vaccino. Oltre ad aver provocato la riduzione massiccia del numero di vaccinazioni, sia in Gran Bretagna che negli Stati Uniti.
A seguito dello studio ne furono fatti molti altri, che avevano tentato di verificare nuovamente quanto scoperto dal Dott. Wakefield, senza però essere in grado di scoprire tale associazione.

Proteggersi dal sole in inverno

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L’inverno è per tanti il momento di metter via costumi da bagno, sandali e creme solari. Se per i primi due è sicuramente un fatto scontato, per le creme solari invece recenti ricerche consigliano di non smettere il loro uso durante la stagione invernale.

HealthFinder
ha raccolto il parere di alcuni dermatologi americani al riguardo, i quali indistintamente raccomandano l’utilizzo di creme solari anche durante l’inverno, perchè, nonostante il freddo renda più lieve l’effetto dei raggi solari, questi ci sono e sono altrettanto nocivi per la pelle che durante la stagione estiva.
Secondo Arielle Kauvar, professore associato di dermatologia presso la New York University School of Medicine e portavoce della Skin Cancer Foundation, solo il 20% della popolazione si protegge dai raggi solari durante la stagione fredda.

Vaccino per l’influenza nei bambini da 6 a 12 mesi

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Uno studio recentemente pubblicato su The Pediatric Infectious Disease Journal ritiene che la vaccinazione contro l’influenza stagionale è sicura e favorire una risposta immunitaria protettiva nei bambini dai 6 ai 12 mesi di età.
Anche se sono necessari ulteriori ricerche, lo studio indica che il vaccino contro l’influenza stagionale potrebbe anche essere inclusa nelle vaccinazioni standard per i bambini con meno di 6 mesi.
La ricerca è stata realizzata da ricercatori della University of Washington a Seattle, ed ha coinvolto un campione cospicuo di bambini sani, 1375, ai quali è stato inoculato, in modo casuale, due dosi di vaccino standard trivalente (protettivo per tre differenti ceppi virali dell’influenza), oppure un placebo, un vaccino inattivo per verificare l’efficacia in un gruppo di controllo.

Legame tra piombo e ADHD

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Il piombo può giocare un ruolo nello sviluppo della sindrome di deficit da iperattività e mancanza di attenzione.
I medici sono convinti che i fattori genetici giochino un ruolo in almeno il 70-% dei casi di ADHD, Manca quindi un 30% per il quale potrebbero invece entrare in gioco, secondo il parere dell’American Association of Psychological Science, fattori ambientali.
Il piombo tra questi, una neurotossina presente in tracce nell’ambiente, nel suolo, nell’acqua potabile, nelle vernici dei giocattoli ed anche in qualche alimento. Secondo la stessa associazione quasi tutti i bambini negli Stati Uniti hanno alti livelli di piombo nel corpo.

Olio di pesce, prevenzione ai disturbi mentali

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Una capsula al giorno di olio di pesce può evitare i rischi di malattie mentali nelle persone che sono ad alto rischio di esserne colpiti.
E’ questo quanto afferma un recente studio pubblicato su Archives of General Psychiatry, secondo il quale un trattamento di tre mesi con olio di pesce, che in generale si trova disponibile in capsule, è capace di abbassare di un quarto i livelli di rischio di disturbi come psicosi e schizofrenia.

Il motivo sembra essere la presenza in questo integratore alimentare dell’omega-3, una sostanza le cui qualità preventive e salutari sono già state evidenziate in passato, e non solo per la salute del cervello.

Internet e depressione

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Secondo alcuni psicologi britannici c’è un legame tra l’uso compulsivo e pesante di Internet e la depressione.
Un recente studio in merito è stato di recente pubblicato sulla rivista Psychopathology, che illustra i risultati du un corposo questionario online, somministrato a 1319 persone, e che ha evidenziato che l’1,2% delle persone avevano verso Internet un atteggiamento compulsivo, e che di questi molti apparivano anche con chiari sintomi di depressione.

Il team dell’Università di Leeds che ha condotto la ricerca ha sottolineato tuttavia come non si possa ad oggi comprendere se l’uno sia causato dall’altro o viceversa. In generale, hanno notato, gli utilizzatori di Internet non presentano problemi di salute mentale.

I neuroni sopprimono nel cervello informazioni inessenziali

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Una sorta di “termostato” neurale aiuta a mantenere le funzioni cerebrali in stato di efficienza.
Lo sostengono i ricercatori della Yale University, che hanno verificato come fa il cervello a funzionare al meglio delle sue possibilità pur essendo sottoposto ad un vero e proprio diluvio di informazioni.
Lo studio è stato pubblicato di recente sulla rivista Neuron, ed è stato realizzato studiando il cervello di animali durante la visione di film contenenti scene di natura. I ricercatori hanno osservato che nel cervello sono presenti neuroni che svolgono un’azione inibitoria, che permette così al cervello di risparmiare energie mantenendo ed elaborando solo le informazioni visive essenziali.
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