Un ormone dell’appetito riduce il rischio di Alzheimer

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Alti livelli di un ormone che ha un ruolo importante nello stimolare l’appetito sembrano essere strettamente legati a minori rischi di malattie degenerative come l’Alzhimer.
Uno studio corposo, quello di un gruppo di ricercatori statunitensi, durato 12 anni, del Boston University Medical Center, che ha coinvolto circa 200 volontari, nell’intento di verificare se la presenza dell’ormone leptina e lo sviluppo del Morbo di Alzheimer ci fosse un associazione evidente.

Chi sembra più giovane vive più a lungo

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Le persone che sembrano più giovani della loro età tendono a vivere più a lungo di quelle che invece appaiono più vecchie rispetto alla loro età. Lo afferma una ricerca di scienziati danesi, della University of Southern Denmark che hanno studiato un campione di 1826 gemelli danesi di età dai 70 in su, sottoposti ad una serie di esami sulla condizione fisica e su quella cognitiva. Oltre a questi esami i pazienti sono stati fotografati.

In seguito i ricercatori hanno coinvolto nella ricerca tre differenti gruppi di volontari, che, esaminando le foto, indicavano quella che, secondo la loro percezione, era l’età della persona ritratta. I gemelli sono stati valutati dai volontari in giorni diversi ed individualmente.

Antidepressivi aumentano il rischio di ictus in menopausa

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Le donne in menopausa che assumono antidepressivi possono trovarsi di fronte ad un rischio moderatamente leggero di avere un ictus.

Sono i dati forniti da uno studio statunitense pubblicato su Archives of Internal Medicine e basato su un ampio studio prospettico, il Women Health Initiative Study, che ha coinvolto un campione di 136.293 donne di età compresa tra i 50 ed i 79 anni seguite per un periodo di sei anni.
Le donne che utilizzano gli antidepressivi, secondo i ricercatori, risultano avere un rischio di ictus maggiorato del 45%.

Caffè e tè salutari contro il diabete

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I bevitori di caffè e di hanno un minor rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 secondo uno studio condotto di recente da ricercatori dell’Università di Sidney in Australia.
La ricerca, pubblicata su Archive of Internal Medicine, si è basata sulla comparazione di ben 18 diversi studi fatti recentemente e che hanno coinvolto un campione davvero notevole di persone, 500.000.

Accorpati i risultati, i ricercatori hanno evidenziato come le persone che bevono da 3 a 4 tazze di caffè o di tè al giorno risultano ridurre di un quinto il rischio di contrarre il diabete mellito, comunemente identificato come diabete di tipo 2.

Soia e tumori al seno, quale associazione?

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In passato le ricerche hanno dato esiti controversi riguardo alla questione se la soia sia nociva per lo sviluppo dei tumori al seno oppure contribuisca a ridurre i fattori di rischio. Ciò perchè la soia contiene isoflavoni, un composto chimico simile agli estrogeni, che in passato sembrava aiutare la crescita e lo sviluppo delle cellule tumorali, almeno in studi effettuati sigli animali.
Questo ha fatto si che molte donne affette da tumore al seno hanno avuto, nei confronti degli alimenti a base di soia un atteggiamento di diffidenza e di preoccupazione.

Orologio biologico e problemi di cuore

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Uno studio pubblicato da poco su Nature Medicine ha avanzato l’ipotesi che le malattie cardiovascolari possano essere legate ad un malfunzionamento dell’orologio biologico del nostro organismo.
Il malfunzionamento dell’orologio biologico, che ha una forte influenza sul nostro organismo inteso come fabbrica di sostanze ed elementi chimici, è già stato collegato in passato a molte altre malattie, e questa ricerca, condotta su topi da laboratorio da ricercatori della Kyoto University, apre nuovi spiragli alla comprensione di questo fenomeno, già individuato essere un fattore di primaria importanza per l’aumento della pressione del sangue, un fattore di rischio arcinoto per le malattie cardiache, nei lavoratori sottoposti a turni stressanti e sempre diversi, in coloro che lavorano viaggiando spesso per lunghe distanze ed in coloro che hanno disturbi nel sonno.

Durante le festività aumentano gli attacchi cardiaci

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Se precedenti ricerche avevano appurato esserci un aumento dei casi di attacchi di cuore durante il periodo invernale, questo era stato attribuito al fatto che il freddo potesse essere in qualche modo responsabile dell’aumento dei casi, perchè metteva a dura prova il cuore. Tuttavia, un recente studio, durato 12 anni e condotto nella contea di Los Angeles, ha evidenziato che tale associazione non è comprensibile perchè qui l’inverno è mite, e quindi non si può imputare al freddo le ragioni dell’aumento del numero di attacchi cardiaci. La ragione deve essere un’altra.
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