L’affetto della mamma promuove un più sano sviluppo emotivo da adulti

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Più una madre accudisce il suo bambino con calore ed affetto, più quest’ultimo avrà meno problemi di ansia, ostilità e disagio nelle relazioni una volta adulto.
Lo suggerisce una recente ricerca realizzata dalla dottoressa Joanna Maselko della Duke University, pubblicata di recente sull’ultimo numero della rivista Journal of Epidemiology e Community Health.
La ricerca si è basata sul monitoraggio di un campione di 482 bambini, seguiti dall’età di 8 mesi fino ai 34 anni di età in media.

Insicurezza nei rapporti interpersonali fattore di rischio per diversi disturbi

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Le persone che si sentono insicure nei rapporti interpersonali possono avere un rischio maggiore di malattie, cardiovascolari e di altro tipo, secondo quanto risulta da una ricerca di recente effettuata da scienziati canadesi della Acadia University.
Grazie all’analisi di dati forniti da uno studio di vasta portata negli Stati Uniti, lo US National Comorbidity Survey Replication, i ricercatori, che hanno valutato un campione di 5.645 adulti, di teà compresa tra i 18 ed i 60 anni, hanno scoperto che le persone che hanno un comportamento denominato “avoidant attachment” (attaccamento ansioso-evitante)ovvero si sentono incapaci di avvicinarsi agli altri o avere persone che dipendono da loro, risultano avere un’associazione evidente con alcuni tipi di dolore cronico come frequenti mal di testa.

Ritalin per trattare la tossicodipendenza

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Gli effetti del metilfenidato – un farmaco attualmente utilizzato soprattutto per trattare l’ADHD, il disturbo da iperattività e mancanza di attenzione ha effetti interessanti, anche se molti genitori hanno il timore che utilizzarlo nei bambini sia un rischio perchè li si abitua all’uso di farmaci e quindi al rischio di abuso di sostanze. Eppure i ricercatori sostengono che invece i bambini affetti da ADHD che sono trattati con il metilfenidato risultano essere invece a minor rischio di abuso di sostanze più tardi nella vita, al contrario di coloro che invece non ricevono questo tipo di trattamento.

Colesterolo e depressione quali legami?

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Regolare i livelli di colesterolo può aiutare a prevenire la depressione negli anziani, ma è molto importante che questo avvenga tenendo conto del sesso del paziente. E’ quanto hanno osservato ricercatori francesi dell’INSERM di Montpellier in uno studio di recente apparso su Biological Psychiatry.
Il team di scienziati ha seguito un gruppo di pazienti oltre i 65 anni per circa sette anni.
In questo modo hanno osservato che nella donna la depressione è associabile a bassi livelli del cosiddetto “colesterolo buono” (HDL-C), un fattore di rischio anche per diversi tipi di problemi cardiaci e vascolari.

Emicrania, cosa fare ai primi sintomi

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L’emicrania spesso si manifesta con forti mal di testa, ma può anche presentarsi con altre forme sintomatiche, come nausea, vomito ed una sensibilità estrema per fenomeni come la luce forte ed i suoni alti.
Uno dei modi di combattere il sopravvenire dell’emicrania è sicuramente quello di adottare alcuni provvedimenti al primo segnale del sopraggiungere di un attacco di emicrania.

Applicare il collirio, un problema serio per le persone affette da glaucoma

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Molte persone in cura con colliri ed altri farmaci somministrati per la cura di malattie agli occhi non sono in grado di auto-somministrarsi correttamente il farmaco, secondo quanto hanno osservato ricercatori statunitensi in uno studio di recente pubblicato sulla rivista Ophtalmology.
Nel caso per esempio delle persone colpite da glaucoma, un disturbo causato dall’aumento della pressione oculare interna, la somministrazione delle gocce di collirio è particolarmente importante.
E proprio sulla base delle osservazioni condotte attraverso l’utilizzo di supporti video i ricercatori hanno evidenziato che le persone affette da glaucoma molto spesso utilizzano il collirio in modo non corretto, un fenomeno osservabile anche in coloro che credono invece di somministrarselo nel modo adeguato.

Lo smog aumenta il rischio di malattie cardiache

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Le persone che vivono in zone molto inquinate e ricche di smog tendono ad avere tassi più alti di malattie e problemi cardiaci, come hanno dimostrato molti studi recenti.
Una nuova ricerca ha in questi giorni evidenziato come sono in specifico alcune componenti dello smog ad avere un ruolo nella distruzione delle cellule cardiache.
Uno studio condotto su topi da laboratorio che sono stati esposti per un certo periodo di tempo dai ricercatori del Texas A & M Health Center all’ozono, uno degli elementi chimici più presenti nelle aree inquinate ed in particolare a livello del suolo, dove viene a formarsi come reazione alla presenza di idrocarburi.
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