Lettini abbronzanti come forma di dipendenza?

di Luca Bruno

Secondo alcuni ricercatori l'esposizione alla luce ultravioletta stimola il rilascio di endorfine, e quindi una sensazione di appagamento e benessere che non è solo immaginario ma anche fisico.

letto abbronzante

Secondo una recente teoria la dipendenza non è solo limitata all’uso di sostanze stupefacenti, alcool, sesso o gioco d’azzardo. Atteggiamenti compulsivi che hanno i tratti della dipendenza possono anche essere riscontrati per altri comportamenti, ed ultimamente sono i lettini abbronzanti ad essere stati segnalati come potenziali forme di “dipendenza”. Restare chiusi nel bozzolo luminoso, nel silenzio più totale, guadagnando un’abbronzatura artificiale che renderà più attraente l’aspetto è un fenomeno che di recente alcuni studiosi identificano come un tipo di dipendenza, alla stregua dunque di altre più evidenti e conosciute.

Secondo alcuni ricercatori poi l’esposizione alla luce ultravioletta stimola il rilascio di endorfine, e quindi una sensazione di appagamento e benessere che non è solo immaginario ma anche fisico.

Un recente studio pubblicato in Archives of Dermatology, realizzato attraverso una corposa serie di interviste a 421 studenti universitari ha infatti evidenziato come il 70% di questi ricorrevano alle sedute abbronzanti secondo modalità simili a quelle adottate per soddisfare una dipendenza.

Secondo i ricercatori gli intervistati rivelavano inoltre uno stato di ansia più elevato oppure una maggior propensione al consumo di alcool e sostanze stupefacenti che possono provocare assuefazione.

La ricerca, affermano gli studiosi del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center e dell’Univeristà di Albany, dimostra che i lettini abbronzanti possono quindi essere considerati effettivamente come una forma di dipendenza.

Ed oltre ai problemi di dipendenza psicologica, l’abbronzatura artificiale è un riconosciuto fattore di rischio per la salute, in particolare per lo sviluppo di tumori alla pelle.

La quantità di radiazioni UVA emesse durante la seduta è infatti tre volte più intensa di quella emessa dal sole, in un lettino abbronzante è fino a tre volte più intensa della luce naturale UVA, mentre i raggi UVB sono pari per intensità a quelli della luce solare intensa. Ed è evidente che se l’esposizione prolungata ai raggi del sole è un fattore di rischio per i tumori alla pelle anche i lettini abbronzanti lo sono in egual misura.

Sharon Miller, scienziata ed esperta di radiazioni UV ed abbronzatura, ricorda che questo fenomeno di pigmentazione della pelle è una reazione difensiva alle “offese” ricevute dai raggi del sole che inducono ad una maggior produzione di melanina.

Alla lunga la pelle può riportare danni anche pesanti, tra i quali l’invecchiamento precoce ed i tumori.

Nel 2009 una relazione dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), la più importante organizzazione che si occupa di tumori all’interno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha classificato i lettini abbronzanti che emettono raggi UV come “cancerogeni per l’uomo“, al pari di altri agenti come il radon, il plutonio, il radio, il tabacco ed il virus dell’epatite B.

Fonte HealthNews

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