Il freddo potrebbe curare la fibrosi cistica

di Vito Verna

La fibrosi cistica potrebbe, a breve, avere una cura definitiva. Il freddo, infatti, sembrerebbe essere efficace nel limitare gli effetti somatici della malattia.

La ricerca contro la fibrosi cistica, malattia ereditaria delle più comuni e delle più terribili, ha raggiunto proprio in questi ultimi giorni un traguardo davvero importante per merito di Luis Galietta, medico dell’Istituto Gaslini di Genova da sempre impegnato nella lotta alla fibrosi cistica.


CHE COS’È LA FIBROSI CISTICA

La fibrosi cistica, altrimenti detta mucoviscidosi per le secrezioni vischiose tipiche di codesto disagio, è una malattia genetica autosomica (ovvero sia individuabile in un cromosoma non sessuale) delle più gravi e, insieme, delle più diffuse.

Si caratterizza per l’anomalo trasporto del cloro dovuto a secrezioni delle cellule delle ghiandole secretive più dense del normale.

L’anomala vischiosità di codesto muco, difficilmente rimovibile, crea le ostruzioni dei dotti principali che stanno alla base delle manifestazioni sintomatiche della malattia tra le quali individuiamo, solitamente, frequenti infezioni polmonari, insufficienza pancreatica, infertilità, cirrosi.

LA RICERCA DI LUIS GALIETTA

Luis Galietta, però, grazie anche ai fondi del Telethon, sarebbe riuscito ad individuare, dopo una ricerca durata anni e condotta in collaborazione con Alan S.Verkman dell’Universita’ della California, un elemento in grado di ripristinare, almeno del 10%, le normali funzionalità delle cellule in questione, riducendo viscosità e quantità del muco eccessivamente secreto e favorendone, quindi, la rimozione.

Questo elemento “miracoloso” che potrebbe ad uno significativa svolta nella cura sintomatica della fibrosa cistica, individuato in mezzo ad altri 350.000 elementi analizzati nei laboratori italiani e statunitensi, sarebbe il freddo.

Una temperatura di 27 gradi (notevolmente inferiore ai tipici 37 del corpo umano), sarebbe infatti in grado, stando alle parole di Luis Galietta, di ripristinare la quasi totalità delle funzioni cellulari gravemente compromesse dalla malattia.

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