“Fumo di terza mano”: nocivo alla pari del fumo passivo

Eravamo abituati a sapere che non solo fumare provoca gravi problemi alla salute, ma che anche il fumo passivo è responsabile, quasi in egual misura, di notevoli danni alla salute.

Ricercatori statunitensi hanno da poco individuato che esiste anche una terza forma di esposizione al fumo, che hanno denominato “third-hand smoke”. Per spiegare di cosa si tratta si può far riferimento a quel che rimane in un ambiente dopo che per qualche tempo ha ospitato un fumatore. Il tipico odore, per esempio, che si sente in casa o nelle automobili di fumatori accaniti. Secondo l’American Cancer Society, il “fumo di terza mano” è un termine che identifica i residui tossici che restano nell’aria e che si posano sulle superfici una volta che sono spariti i segni evidenti del fumo.
Gli stessi odori dunque che sentiamo in una stanza dove si è fumato rivelano la presenza di sostanze, disperse nell’ambiente e derivate dall’uso del tabacco. Tali sostanze potrebbero miscelarsi con altre presenti nell’ambiente creando nuovi composti tossici per la salute.

Paura di perdere al gioco: non c’è se l’amigdala è lesionata

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Una parte del cervello regola la nostra paura di fare scelte rischiose, come quella di smettere di giocare d’azzardo in una condizione in cui le possibilità di vincita sono proporzionalmente più scarse.
E’ questo ciò che sostengono ricercatori del California Institute of Technology che hanno pubblicato uno studio su Proceedings of the National Academy of Sciences, scoprendo che pazienti con una parte del cervello, l’amigdala, danneggiata, risultavano meno preoccupati di perdere del denaro se confrontati ad altri partecipanti all’esperimento in salute.
Loss Aversion”, così gli scienziati descrivono quella serie di azioni e comportamenti che ci fanno scegliere, in una determinata situazione, come quella del gioco d’azzardo, se vale la pena di rischiare o meno.

Donne over 40 e fertilità

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Secondo esperti britannici della Family Planning Association, ci sono molte donne che, arrivate ad una certa età, pensano erroneamente di non essere più fertili, il che provoca un calo di attenzione nei confronti dell’uso dei contraccettivi.
Il che, sempre secondo la stessa fonte, fa si che il tasso di aborti nelle donne tra i 40 ed i 44 anni siano uguali a quelli delle ragazze under 16.

Gravidanze inaspettate, insieme alla paura di mettere al mondo un bambino in età avanzata sono tra i motivi indicati dall’associazione perchè in questa fascia di età le donne scelgono più spesso l’interruzione di gravidanza.

Quale lezione dalla passata pandemia?

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Sulla pagina dedicata alla salute del Los Angeles Times è comparso ieri un articolo che elenca una serie di considerazioni su quello che è stata l’esperienza della pandemia dell’influenza suina, identificando cosa ha funzionato e cosa invece sarebbe da rivedere nel caso in futuro ci sia un’altra emergenza simile.
Tra i dati positivi, riportati su un editoriale comparso su Nature, sicuramente il comportamento della comunità scientifica e medica internazionale: ricercatori e scienziati hanno infatti condiviso e pubblicato i dati sullo sviluppo della malattia in maniera efficiente ed aperta, approfondendo tutti i dati a loro conoscenza sullo sviluppo del virus.

Solvente industriale associato al morbo di Parkinson

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L’esposizione al tricloroetilene, un solvente industriale, aumenta il rischio di sviluppare il morbo di Parkinson di almeno sei volte.
E’ quanto stabilito da una recente ricerca condotta negli Stati Uniti, da ricercatori del Parkinson’s Institute di Sunnyvale, il primo studio in grado di quantificare l’incidenza del rischio, ed ultimo di una serie di lavori che sugli animali avevano già verificato tale fenomeno.

Se la genetica, è provato, gioca un ruolo determinante nello sviluppo del morbo di Parkinson, secondo i medici ci sono anche fattori ambientali che hanno una loro importanza.
Il tricloroetilene, identificato anche dall’acronimo TCE, è un solvente un tempo ampiamente utilizzato come detergente, ed in alcuni casi anche come anestetico, in special modo durante il parto.

Scoperto gene che rivela l’invecchiamento precoce

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Varianti genetiche che potrebbero indicare la velocità di invecchiamento dell’organismo ed aiutare ad identificare le persone maggiormente a rischio di malattie legate all’invecchiamento.
Sono questi i risultati di uno studio condotto da ricercatori anglosassoni dell’Università di Leicester e del Kings College di Londra, che sostengono che le persone che presentano queste varianti genetiche rivelano una differenza significativa nel come funziona l’orologio biologico delle cellule.
La ricerca è stata stimolata dal fatto che, se con l’avanzare dell’età aumentano i rischi di demenza senile e malattie come morbo di Parkinson o disturbi cardiaci, per alcune persone ciò accade prima del previsto.

Vitamine e lotta all’acne

frutta

Una buona dieta è sicuramente un toccasana per la pelle e le vitamine sono particolarmente importanti per il trattamento dell’acne. Questa si riduce con l’assunzione ottimale di vitamine, che svolgono un ruolo fondamentale nel tenere a bada l’acne e ad eliminare le cellule morte che essa lascia dietro di se.
Si pensa che nella riduzione dell’acne le vitamine abbiano un ruolo superiore al 50% e l’elenco qui di seguito illustra l’efficacia di quelle più importanti:
vitamina A. La carenza di vitamina A è una delle ragioni dell’insorgere dell’acne.
La vitamina protegge i tessuti epidermici, riduce la produzione di sebo e permette alla pelle di mantenersi sana e di riparare i guasti.
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