Quale lezione dalla passata pandemia?

di Luca Bruno

Una serie di considerazioni su quello che è stata l'esperienza della pandemia dell'influenza suina.

flu

Sulla pagina dedicata alla salute del Los Angeles Times è comparso ieri un articolo che elenca una serie di considerazioni su quello che è stata l’esperienza della pandemia dell’influenza suina, identificando cosa ha funzionato e cosa invece sarebbe da rivedere nel caso in futuro ci sia un’altra emergenza simile.
Tra i dati positivi, riportati su un editoriale comparso su Nature, sicuramente il comportamento della comunità scientifica e medica internazionale: ricercatori e scienziati hanno infatti condiviso e pubblicato i dati sullo sviluppo della malattia in maniera efficiente ed aperta, approfondendo tutti i dati a loro conoscenza sullo sviluppo del virus.

Notevole è stato anche, sempre secondo Nature, l’efficienza delle autorità messicane, che hanno da subito messo in allarme il mondo intero, avvisando per tempo dell’insorgere dell’influenza suina.

Nature spende anche una voce di merito nei confronti di blogger e mass media, che hanno saputo fronteggiare l’allarme senza esasperazioni e sensazionalismi, evitando inoltre di far circolare la voce che il vaccino in seguito distribuito fosse dannoso o pericoloso.

Negativa invece la valutazione della rapidità con cui è stato approntato il vaccino. Previsto dapprima per l’inverno nei paesi occidentali esso è arrivato invece relativamente tardi, probabilmente, sostiene Nature, perchè il sistema sanitario si è affidato ad un gruppo di produttori troppo ristretto perche si potesse averne disponibilità immediata e sufficiente per coprire la popolazione.

Un altra lezione che si impara dalla recente pandemia è che la produzione del vaccino dalle uova è una tecnica troppo lenta per poter essere impiegata in questi casi, ed in futuro bisognerebbe sviluppare tecniche maggiormente rapide di produzione.

Un altro problema che a Nature sembra importante segnalare risiede nel fatto che probabilmente il virus era in circolazione da almeno un decennio, prima della sua segnalazione in Messico. Il fatto di non averlo individuato prima è sicuramente una delle pecche a cui la comunità medica dovrà in futuro porre rimedio.

Siamo stati fortunati, sostiene l’articolo del Los Angeles Times, che la pandemia ha avuto un decorso tutto sommato lieve e non così mortale, in un’altra situazione il bilancio sarebbe stato sicuramente molto più grave.

E’ questo un aspetto da tenere in forte considerazione, si conclude, perchè potrebbe instillare nella popolazione un falso senso di sicurezza e nella comunità medica un sentimento di compiacenza che potrebbero risultare dannosi nel caso la prossima pandemia non fosse così “tenera” come lo è stata quella dell’influenza suina.

Fonte LosAngelesTimes

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>