Fluttuazione della pressione legata al rischio di malattie cerebrovascolari

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Se l’alta pressione è uno dei fattori di rischio riconosciuti per malattie cerebrovascolari, ancora di più lo è quando si è in presenza di forti fluttuazioni nella pressione arteriosa. E’ quanto stabilisce un recente studio realizzato da ricercatori dell’Istituto Taub presso la Columbia University di New York City.
Una ricerca che ha incluso 686 senza segni di demenza senile (una delle conseguenze più comuni delle patologie cerebrovascolari), sottoposti a misurazione della pressione sanguigna tre volte nell’arco di 24 mesi, e a sedute di risonanza magnetica realizzate per verificare la presenza di anomalie o patologie a livello cerebrale.

Frutta secca per ridurre colesterolo e trigliceridi

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Mangiare frutta secca come noci, arachidi, mandorle e nocciole, può essere di grande aiuto per mantenere bassi i livelli di colesterolo. Lo rivela una nuova ricerca statunitense, realizzata da ricercatori della Loma Linda University ed apparsa di recente sulla rivista Archives of Internal Medicine.
Uno studio basato sulla revisione di 25 precedenti ricerche, che nel totale prendevano in considerazione un campione di 600 persone, che, mangiando una media di 67 grammi di frutta secca al giorno per un periodo di 6-8 settimane, sono risultati avere una riduzione media del colesterolo intorno al 7,4%.

Ogino Knaus

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Il metodo Ogino Knaus è forse universalmente noto tra i sistemi di controllo delle nascite naturali, anche se la sua efficacia reale non supera, secondo recenti statistiche, il 15-30% di affidabilità secondo alcuni, mentre per altri le percentuali sono ancora più basse. Sicuramente molto meno valido che non la pillola o il preservativo, quest’ultimo ritenuto universalmente anche il più efficace non solo per evitare una gravidanza indesiderata ma anche per prevenire le malattie sessualmente trasmissibili.
Ad introdurre il metodo di controllo delle nascite basato sul calcolo statistico dei giorni di maggior fertilità della donna hanno contribuito, in maniera separata, i due studiosi da cui il metodo ha avuto il nome.

Disfunzioni sessuali e pillola anticoncezionale

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Proprio nei giorni in cui si celebrano i 50 anni della pillola anticoncezionale esce un nuovo studio, pubblicato sulla rivista medica Journal of Sexual Medicine che suggerisce che le donne che usano la pillola possono avere un rischio maggiore di disfunzioni sessuali.
Tra queste si enumerano problemi come la mancanza di orgasmo, di desiderio sessuale, di eccitazione, inturgidimento e lubrificazione vaginale.
Il gruppo di ricerca dell’Università di Tubingen in Germania ha studiato tale fenomeno su un campione di 1.086 donne, la maggior parte in relazione stabile con uno stesso partner da almeno sei mesi, prima della data di inizio dello studio, che hanno risposto a questionari misti sia sulle loro attività sessuali che sui metodi contraccettivi utilizzati.

Altri 5 geni legati ai tumori al seno

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Una ricerca di recente realizzata da scienziati dell’Università di Cambridge ha portato a 18 i geni che possono essere individuati come responsabili di una maggior predisposizione ai tumori al seno.
Oltre ai 13 precedenti geni identificati in precedenti studi, i ricercatori britannici hanno evidenziato, grazie ad uno studio realizzato sul genoma di un campione di 4000 pazienti, confrontate con altre 24 mila, che altri 5 geni possono essere indicati come responsabili di un più alto rischio di tumore.

La pillola compie 50 anni

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Milioni di donne l’hanno presa ad un certo punto della loro vita, e su di essa sono stati scritti libri, saggi scientifici e si sono aperti grandi dibattiti sociali e culturali. E’ la pillola, come generalmente viene indicato il farmaco contraccettivo per eccellenza, che venne per la prima volta approvata dalla US Food and Drugs Administration il 9 maggio del 1960.
Da allora, la possibilità per la donna di controllare la propria fertilità ha cambiato radicalmente usi e costumi, e persino, in parte, la libertà e le scelte sessuali delle donne.
Perfino l’accesso delle donne all’istruzione ed al mondo del lavoro sarebbe stato incentivato dall’uso della pillola, secondo Cecile Richards, presidente di Planned Parenthood Federation of America, un’organizzazione che sin dall’inizio si è battuta perchè la pillola venisse approvata e diffusa tra la popolazione.

Nessun legame tra caffè e bibite gassate e tumore al colon

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Chi ha la passione per le bibite gassate o il caffè potrà sentirsi rilassato scoprendo che secondo un recente studio realizzato alla Harward School of Medicine il consumo di caffè e bibite ricche di zuccheri non aumenta il rischio di tumore al colon.
Una ricerca resasi necessaria perchè in passato analoghi studi non erano stati in grado di dare una risposta alla questione. Quest’ultimo studio comparato su 13 studi condotti tra Nord America ed Europa, per un totale di 730 mila persone, delle quali 5600 affette da cancro al colon, ha quindi offerto una panoramica più ampia ed una serie di dati più certi in merito.
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