I videogames ritardano il sonno tra gli adolescenti?

di Luca Bruno

Giocare ai videogiochi prima di dormire non comprometterebbe la velocità con cui gli adolescenti si addormentano, né disturberebbe il loro sonno.

gamepad

Sebbene recenti ricerche abbiano evidenziato come i ragazzi delle società sviluppate abbiano maggiori problemi a dormire la giusta quantità di ore, con le implicazioni che ciò comporta, giocare ai videogiochi prima di dormire non comprometterebbe la velocità con cui gli adolescenti si addormentano, né disturberebbe il loro sonno.
E’ quanto suggerito da un recente studio realizzato da ricercatori in psicologia della Flinders University di Adelaide, in Australia.
La relazione, pubblicata sulla rivista scientifica Journal of Clinical Sleep Medicine riporta i dati di una sperimentazione su un gruppo di 13 adolescenti di età compresa tra i 14 ed i 18 anni, scelti perchè solitamente si addormentano una volta a letto entro 15 minuti.

I ragazzi seduti sul letto ed ai quali sono stati applicati elettrodi sono stati alternativamente sottoposti ad una sessione di videogioco particolarmente forte a livello emotivo e per la richiesta di impegno ed attenzione (Call of Duty 4) o ad un documentario, La Marcia dei Pinguini.

Gli adolescenti che hanno giocato al videogame sono risultati ritardare il momento in cui prendono sonno solo di qualche minuto, pur registrando un aumento sensibile della prontezza cognitiva, mentre i ricercatori non hanno riscontrato differenze significative nel grado di eccitazione fisiologica tra i due gruppi di ragazzi osservati.

I ragazzi tuttavia, come ammettono gli stessi ricercatori, hanno giocato al videogame per un periodo assai ridotto, 50 minuti, tempo massimo di gioco continuato secondo quanto raccomandato sulle confezioni della Sony Corp., una delle aziende più conosciute nella produzione di videogame.

Il dubbio dunque rimane, soprattutto perchè lo studio si è concentrato su un singolo elemento, il videogame, mentre nella realtà i ragazzi non solo giocano spesso per un tempo maggiore di quello consigliato, ma sono anche sottoposti all’influenza di tutta un’altra serie di imput mediatici, dalla televisione alle chat ai social network.

I ricercatori osservano inoltre che il ragazzo, mano a mano che avanza nei livelli di gioco potrebbe risultarne molto più coinvolto che in una fase iniziale, e ciò potrebbe alla lunga fornire risultati contrastanti con quelli osservati nella ricerca.

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