La depressione rende peggiore il dolore fisico

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Un equipe di ricercatori britannici ha osservato, in uno studio di recente pubblicato su Biological Psychiatry, che essere depressi può rendere un dolore fisico peggiore.
Due scuole di pensiero diverse attribuiscono all’associazione tra dolore e depressione due modalità diverse di manifestarsi, per alcuni il dolore risiede principalmente nel cervello, per altri invece il dolore è una sensazione del tutto fisica.
Per capire come il dolore e la depressione potrebbe interagire ed intersecarsi, il team di ricercatori della University of Oxford ha utilizzato l’imaging della materia cerebrale per valutare in che modo il cervello reagisce ad un dolore quando la persona viene indotta a provare emozioni tristi.

Scoperto meccanismo genetico nello sviluppo dell’Alzheimer

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Ricercatori statunitensi hanno scoperto che la mutazione di un gene, associato all’insorgenza precoce del Morbo di Alzheimer, può bloccare un processo chiave di pulizia e di riciclaggio di tossine e proteine nel cervello.
Quando funziona correttamente insomma, questo gene – chiamato presenilina 1 (PS1) – svolge un servizio fondamentale di pulizia aiutando le cellule cerebrali a digerire proteine potenzialmente tossiche, indesiderate o danneggiate.

Guidare e usare il telefonino aumenta il rischio di incidenti

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L’autorevole rivista New England Journal of Medicine riporta ulteriori raccomandazioni sui rischi legati all’uso del cellulare in automobile, in concomitanza con l’approvazione, da parte del Senato americano, di una legge che incentiva quegli stati che stileranno leggi più severe riguardo a chi guida distrattamente, come spesso è il caso di chi usa il cellulare in auto.
E’ un fatto provato che la guida distratta cause migliaia di morti e feriti ogni anno ha dichiarato il promotore della legge, il senatore del New Jersey Frank Lautenberg.

Bassa statura e malattie cardiache: c’è un legame?

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Un nuovo studio pubblicato di recente su European Heart Journal suggerisce che le persone più basse di statura potrebbero avere una probabilità più alta di morire per infarto cardiaco o altre complicazioni al cuore.
Una probabilità superiore del 50% sostengono i ricercatori dell’Università di Tampere in Finlandia, che per valutare l’associazione tra bassa statura e rischio di malattie cardiache hanno analizzato e recensito 52 precedenti studi di alta qualità che in totale includevano un campione di popolazione superiore ai 3 milioni.

Fumo passivo aumenta rischio di problemi mentali

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Se si sa che i fumatori possono soffrire più dei non fumatori di depressione ed altri problemi di salute mentale, oggi, grazie a recenti studi si sa altrettanto che anche coloro esposti al fumo passivo hanno un rischio significativamente superiore di incorrere negli stessi problemi di salute.
Lo ribadisce uno studio, di recente realizzato in Scozia, e pubblicato su Archives of General Psychiatry, che ha seguito, per un periodo di cinque anni, un campione di popolazione decisamente vasto, 5.560 non fumatori e 2.595 fumatori.

Poco sonno associato a depressione negli adolescenti

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Gli studenti delle scuole superiori che si assopiscono in classe non incorrono solo nella giusta riprovazione degli insegnanti, ma rischiano anche qualcosa in più, come di recente ha evidenziato uno studio condotto da ricercatori della Robert Wood Johnson Medical School nel New Jersey.
Scarsità di ore di sonno e depressione vanno infatti a braccetto tra adolescenti e giovani, almeno da quanto osservato nello studio che ha coinvolto 262 ragazzi delle scuole superiori, che risultavano tutti avere risultati bassi in una scala che misurava la probabilità di assopirsi davanti alla TV, leggendo un libro o trascorrendo lunghe ore in automobile.

Scasioni cerebrali illustrano perchè la meditazione riduce il dolore cronico

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Le persone che abitualmente praticano la meditazione possono affrontare in maniera più efficace i dolori cronici, secondo quanto scoperto da un recente studio di ricercatori della Scuola di Medicina Traslazionale presso l’Università di Manchester.
Una scoperta che potenzialmente potrebbe essere di grande aiuto per circa un 40% di persone affette da dolore cronico che non riescono a gestirlo con altri strumenti medici e terapeutici.
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