Il vaccino riduce i casi di condiloma genitale

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I casi di condiloma genitale sono calati bruscamente dopo l’attivazione dei programmi di vaccinazione contro il papillomavirus umano somministrati a donne adolescenti e giovani.
E’ quanto accaduto in Australia dal 2007, secondo uno studio pubblicato online per la rivista Sexually Transmitted Infections.
I ricercatori hanno analizzato i dati sui pazienti sottoposti a trattamenti contro le infezioni da papillomavrus tra il 2004 ed il 2008 presso il Melbourne Sexual Health Center.

Cura farmacologica per lesioni al midollo spinale?

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Scienziati e ricercatori della Harvard Medical School di Boston hanno recentemente scoperto una caratteristica delle lesioni al midollo spinale che potrebbe in futuro essere di aiuto a sviluppare cure farmacologiche. Si tratta, come ammettono gli stessi autori dello studio, pubblicato da poco sulla rivista Science, di un passo avanti molto importante ma nello stesso tempo ancora piccolo nella conoscenza di ciò che avviene nel midollo spinale quando, a causa di un trauma, si interrompono le connessioni nervose, con la conseguente paralisi degli arti e delle funzioni vitali nelle aree del corpo controllate dal sistema nervoso al di sotto della lesione.

Papillomavirus umano (HPV)

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Il Papillomavirus genitale umano è tra le la più comuni malattie sessualmente trasmissibili. Il virus, di cui esistono circa 40 tipi diversi, infetta la pelle e le mucose delle aree genitali in uomini e donne, comprese la pelle del pene, la vulva, l’ano, le pareti interne della vagina, della cervice e del retto.
Normalmente l’infezione non è visibile ad occhio nudo, e sovente chi è infettato dal virus può anche non accorgersene.
La maggior parte delle persone colpite da papillomavirus non sviluppano sintomi o problemi di salute, se non nel casi di alcuni tipi di virus (il tipo 6 e 11) che invece provocano l’insorgere di verruche genitali, o condiloma, sia negli uomini che nelle donne.

Lavorare dopo l’età pensionabile è salutare

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Un recente studio statunitense ha rilevato che i lavoratori che vanno in pensione risultano essere maggiormente sani sia fisicamente che mentalmente se continuano a svolgere un’attività lavorativa.
Utilizzando dati forniti da una corposa inchiesta sulla salute in età pensionabile, la National Health and Retirement Study, i ricercatori hanno analizzato status occupazionale, salute e situazione finanziaria di otre 12.000 uomini e donne di età compresa tra 51 e 61 anni nell’arco di 6 anni complessivi.

L’inquinamento colpisce duramente gli obesi

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L’inquinamento atmosferico sembra colpire più duramente le persone obese, determinando un aumento significativo della pressione sanguigna.
Lo affermano i ricercatori della School of Public Health and Health Sciences dell’Università del Massachusetts, recentemente autori di uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Epidemiology and Community Health. Se in passato l’inquinamento atmosferico era stato associato a disturbi come asma, diabete e malattie cardiache, la novità della ricerca è il tentativo di verificare quale impatto essa possa avere sulla forma fisica dell’individuo.

Spazi verdi e benefici per la salute: nuovo studio

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Vivere accanto ad ampi spazi verdi ha effetti benefici per la salute. Sembra un fatto scontato, ma la recente ricerca pubblicata su Journal of Epidemiology and Community Health ha verificato tale affermazione attraverso un accurato studio scientifico, che ha rilevato come ciò sia particolarmente vero per quanto riguarda l’incidenza di malattie mentali.
Lo studio riporta i dati raccolti da ricercatori del VU University Medical Center di Amsterdam, che ha analizzato un campione di 350.000 persone grazie ai dati forniti da 195 medici di famiglia.

Dormire insieme al bambino un fattore di rischio significativo per la SIDS

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Più della metà dei casi di sindrome della morte improvvisa del lattante, identificata dall’acronimo inglese SIDS, sembra essere provocata dalla condivisione dello stesso letto, e dal fatto che i genitori abusano di sostanze stupefacenti o alcool.
E’ quanto risulta da uno studio effettuato da ricercatori dell’Università di Bristol e dell’Università di Warwick e recentemente pubblicato su BMJ.
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