Passione per i dolci e sviluppo biologico negli adolescenti

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La passione per i cibi dolci è sicuramente una delle prerogative dei bambini, ed una ricerca statunitense ha voluto scoprire se alla base di questa ci fossero dei motivi di carattere biologico.
Secondo i ricercatori dell’Università di Washington e del Monell Chemical Senses Center, esisterebbe effettivamente un legame diretto tra la loro passione per dolci e bevande zuccherate e la crescita biologica.

Il team di scienziati ha coinvolto 140 ragazzi dagli 11 ai 15 anni di età in un esperimento che consisteva nel somministrare loro se diversi tipi di bibita più o meno dolce, e di segnalare, dopo averle assaggiate, quale di queste fosse la loro preferita utilizzando una scala di valutazione suddivisa in 5 punti.

Obesità infantile e rischio di morte prematura

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La recente campagna promossa da Michelle Obama, la first lady statunitense, contro l’obesità infantile, è un impegno la cui importanza viene confermata giorno per giorno da sempre nuove ricerche.
Come il recente studio, realizzato per conto dei National Institutes of Health statunitensi che ha individuato un altra conseguenza decisamente seria dell’obesità nei bambini, il fatto cioè che questi sono più a rischio di morte prematura rispetto ai loro coetanei.
I dati che sostengono questa tesi provengono da un lungo studio condotto in Arizona su bambini indiani americani, più di 4800 individui seguiti per un arco di tempo lungo 25 anni.

Vene ridotte nel cervello e sclerosi multipla

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Oltre il 55% dei pazienti con sclerosi multipla rivelano avere i vasi sanguigni del cervello ristretti rispetto al normale.
Un’anomalia scoperta in una recente ricerca condotta da ricercatori dell’Università di Buffalo, e che potrebbe in qualche modo essere associata alla sclerosi multipla, anche se gli esperti sostengono che sono dati ancora troppo parziali per poterlo affermare con assoluta certezza.
I risultati provengono da una serie di esami compiuti su 500 individui affetti da sclerosi multipla e da 161 individui sani coinvolti come gruppo di controllo. 
Il team di ricercatori ha utilizzato l’ecodoppler per esaminare il flusso di sangue venoso nei pazienti in diverse posture, e la risonanza magnetica per individuare, nel cervello, i depositi di ferro.

Malattie cardiache tra le donne

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Una ricerca recente compiuta negli Stati Uniti, e pubblicata sulla rivista Circulation, ha verificato che le donne sono meno informate rispetto agli uomini su quelle che sono le implicazioni e l’incidenza delle malattie cardiache che riguardano il loro sesso.

Un’indagine condotta negli Stati Uniti e partita nel 1997 ha infatti rilevato che solo il 30% delle donne sapeva che le malattie cardiache sono la principale causa di morte nel sesso femminile. Nel corso degli anni successivi, grazie a campagne di sensibilizzazione ed informazione, le statistiche hanno riferito che la consapevolezza è aumentata, ma solo fino a toccare, nel 2006 il 57% delle donne.

Tè verde previene il tumore al polmone

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Per migliaia di anni, in Cina, Giappone, India e Thailandia, il tè verde ha costituito un vero e proprio toccasana, utilizzato nell’alimentazione ed anche per le sue proprietà curative, al punto che un vecchio proverbio cinese afferma che è meglio restare tre giorni senza cibo che uno solo senza tè.
Sia in Asia che in Occidente tale antica usanza è quindi stata sottoposta a studi e ricerche per verificare se effettivamente il tè verde costituisse un alimento naturale dall’alto valore di prevenzione per alcuni disturbi e malattie.
Recenti studi hanno così verificato che esso risulta particolarmente utile nel prevenire il colesterolo alto, le malattie cardiache, l’artrite reumatoide, disturbi al sistema immunitario ed al fegato.
Un recente studio, condotto da ricercatori della Chung Shan Medical University di Taiwan hanno verificato che tale effetto di prevenzione del tè verde risulta particolarmente significativo anche nel caso dei tumori al polmone.

Michelle Obama contro l’obesità infantile

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L’obesità è un problema che colpisce prevalentemente l’occidente industrializzato, un fenomeno che desta preoccupazione sia dal punto di vista della salute dei cittadini che per le sue conseguenze nella spesa sanitaria nazionale. E negli Stati Uniti il problema è sicuramente molto serio, e superiore, per incidenza rispetto agli altri paesi sviluppati. Una recente statistica ha determinato che un bambino su tre negli Stati Uniti soffre di obesità, per questa ragione di recente anche la first lady americana, Michelle Obama, è entrata in campo promuovendo una campagna di informazione e di sensibilizzazione con l’idea, ambiziosa, di ridurre l’incidenza del fenomeno nell’arco di una generazione. Let’s Move, questo il nome della campagna, è quindi un pacchetto di iniziative che affrontano il problema su più fronti.

Malattie infiammatorie intestinali fattore di rischio per la tromboembolia

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Le persone che presentano malattie infiammatorie intestinali hanno molta più probabilità di sviluppare coaguli ematici, e quindi hanno un rischio maggiore di attacchi cardiaci e malattie cardiovascolari. Per questa ragione sarebbe opportuno che essi si sottoponessero a trattamenti terapeutici preventivi.

E’ quanto emerso da uno studio condotto nel Regno Unito da ricercatori dell’Università di Nottingham, dove sono stati esaminati i dati provenienti da più di 13.000 persone affette da malattie infiammatorie intestinali, dati che sono stati confrontati con quelli di 71.000 persone sane.

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