Non si dovrebbe rinunciare alla scuola a causa dei pidocchi

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Le infestazioni da pidocchi sono un fenomeno molto comune, soprattutto per i bambini in età scolare, quanto è più facile il rischio di contagio. Questo però non significa che se i genitori scoprono che il bambino ha i pidocchi non dovrebbero adottare misure drastiche come quella di non mandare il bambino a scuola.
Quest’ultimo provvedimento è stato di recente criticato ed escluso come modalità in un rapporto curato dalla American Academy of Pediatrics.

Meno materia grigia nelle persone affette dalla sindrome da intestino irritabile

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Le donne affette dalla sindrome dell’intestino irritabile risultano avere una sensibile diminuzione della materia grigia in particolari aree del cervello, quelle che controllano l’attenzione, la regolazione delle emozioni, il dolore e l’elaborazione degli input provenienti dall’intestino.
Un’osservazione, quella dei ricercatori della David Geffen School of Medicine dell’Università della California, che getta nuova luce su una delle sindromi più diffuse soprattutto nell’occidente industrializzato.
La sindrome dell’intestino irritabile, conosciuta anche con l’acronimo inglese IBS, si manifesta come una insieme di condizioni e di disturbi, che vanno dal dolore e disagio nell’area dell’addome, costipazione, diarrea e spesso va a colpire le donne.

L’affetto della mamma promuove un più sano sviluppo emotivo da adulti

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Più una madre accudisce il suo bambino con calore ed affetto, più quest’ultimo avrà meno problemi di ansia, ostilità e disagio nelle relazioni una volta adulto.
Lo suggerisce una recente ricerca realizzata dalla dottoressa Joanna Maselko della Duke University, pubblicata di recente sull’ultimo numero della rivista Journal of Epidemiology e Community Health.
La ricerca si è basata sul monitoraggio di un campione di 482 bambini, seguiti dall’età di 8 mesi fino ai 34 anni di età in media.

Insicurezza nei rapporti interpersonali fattore di rischio per diversi disturbi

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Le persone che si sentono insicure nei rapporti interpersonali possono avere un rischio maggiore di malattie, cardiovascolari e di altro tipo, secondo quanto risulta da una ricerca di recente effettuata da scienziati canadesi della Acadia University.
Grazie all’analisi di dati forniti da uno studio di vasta portata negli Stati Uniti, lo US National Comorbidity Survey Replication, i ricercatori, che hanno valutato un campione di 5.645 adulti, di teà compresa tra i 18 ed i 60 anni, hanno scoperto che le persone che hanno un comportamento denominato “avoidant attachment” (attaccamento ansioso-evitante)ovvero si sentono incapaci di avvicinarsi agli altri o avere persone che dipendono da loro, risultano avere un’associazione evidente con alcuni tipi di dolore cronico come frequenti mal di testa.

Ritalin per trattare la tossicodipendenza

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Gli effetti del metilfenidato – un farmaco attualmente utilizzato soprattutto per trattare l’ADHD, il disturbo da iperattività e mancanza di attenzione ha effetti interessanti, anche se molti genitori hanno il timore che utilizzarlo nei bambini sia un rischio perchè li si abitua all’uso di farmaci e quindi al rischio di abuso di sostanze. Eppure i ricercatori sostengono che invece i bambini affetti da ADHD che sono trattati con il metilfenidato risultano essere invece a minor rischio di abuso di sostanze più tardi nella vita, al contrario di coloro che invece non ricevono questo tipo di trattamento.

Colesterolo e depressione quali legami?

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Regolare i livelli di colesterolo può aiutare a prevenire la depressione negli anziani, ma è molto importante che questo avvenga tenendo conto del sesso del paziente. E’ quanto hanno osservato ricercatori francesi dell’INSERM di Montpellier in uno studio di recente apparso su Biological Psychiatry.
Il team di scienziati ha seguito un gruppo di pazienti oltre i 65 anni per circa sette anni.
In questo modo hanno osservato che nella donna la depressione è associabile a bassi livelli del cosiddetto “colesterolo buono” (HDL-C), un fattore di rischio anche per diversi tipi di problemi cardiaci e vascolari.

Emicrania, cosa fare ai primi sintomi

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L’emicrania spesso si manifesta con forti mal di testa, ma può anche presentarsi con altre forme sintomatiche, come nausea, vomito ed una sensibilità estrema per fenomeni come la luce forte ed i suoni alti.
Uno dei modi di combattere il sopravvenire dell’emicrania è sicuramente quello di adottare alcuni provvedimenti al primo segnale del sopraggiungere di un attacco di emicrania.
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