L’atrofia muscolare spinale

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L’atrofia muscolare spinale è una malattia delle cellule nervose del midollo spinale.
Da queste cellule partono i nervi collegati ai muscoli che trasmettono i segnali motori, per questo motivo la Sma (in inglese Spinal muscular atrophy) colpisce i muscoli volontari responsabili di qualsiasi tipo di movimento.
E’ una malattia autosomica recessiva (come ad esempio la Sindrome di Gorlin Goltz di cui abbiamo parlato recentemente) e che quindi si manifesta soltanto nel momento in cui tutti e due i genitori ne sono portatori e la percentuale che ciò avvenga è del 25% ossia si uno su quattro.
Esistono delle forme anche molto rare di questa malattia che possono manifestarsi come come forma mutante oppure autosomica dominante.
Di solito, questa patologia colpisce i muscoli più vicini al tronco e quindi rende più difficile la mobilità delle gambe, mentre gli arti superiori risultano meno coinvolti.
La sma di tipo 1 colpisce i bambini al di sotto dei sei mesi d’età oppure risulta già presente nei mesi finali della gravidanza e si riscontra con una mancanza di movimenti fetali.
Di solito un bimbo colpito dal tipo 1 non è in grado di sollevare la testa o di compiere progressi fisici e motori, oppure può anche presentare una difficoltà ad inghiottire la propria saliva, il petto può apparire concavo dovuto alla debolezza e al cattivo sviluppo dei muscoli ntercostali.

Cellule del sangue prodotte dalla pelle

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Ieri è stata resa nota una scoperta che apre nuovi orizzonti in campo medico, è stato prodotto del sangue umano dalle cellule staminali della pelle.
Questo è stato realizzato da un equipe di ricercatori canadesi della McMaster University dell’Ontario, i quali hanno dichiarato tramite il capo della della ricerca: “Abbiamo dimostrato che è possibile produrre sangue dalla pelle senza passaggi intermedi – ha spiegato il coordinatore dello studio, Mick Bhatia – ora dobbiamo solo migliorare il processo e siamo al lavoro per produrre altri tipi di cellule umane dalle cellule della pelle“.
Questa scoperta, che è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista Nature, potrebbe significare che in un prossimo futuro ai pazienti bisognosi di sangue, durante un intervento chirurgico, potrebbe essere trasfuso il sangue ricavato dalle cellule col loro sesso DNA.

Prevenire il diabete con il caffè

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La classica tazzina di caffè che la maggior parte degli italiani è solita bere dopo i pasti potrebbe alla lunga ridurre il rischio di diabete.

E’ questa la conclusione a cui è arrivato L’Inran, l’Istituto Nazionale di Ricerca sugli Alimenti e la Nutrizione, che nei giorni corsi ha diffuso una nota mediante la quale sono stati resi noti i risultati di una recente ricerca, che ha individuato una possibile azione del caffè nella prevenzione del diabete, individuando così un nuovo metodo preventivo che si va ad aggiungere a quello delle verdure a foglia verde e dell’allattamento al seno).

Perchè le donne sono più longeve degli uomini?

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In media le donne hanno un’aspettativa di vita superiore all’uomo, vivendo in media cinque o sei anni in più.
Per ogni sei donne sopra gli 85 anni ci sono quattro uomini della stessa età e, nel caso degli ultracentenari, la proporzione è di due a uno a favore delle femmine.
La scienza, per spiegare questo fatto, ha proposto negli anni diverse ipotesi per una plausibile spiegazione e l’ultima apparsa sulla rivista Scientific American è quella più accredidata.
Un’idea comune ad esempio, è che gli uomini hanno una vita più breve perchè conducono una vita più stressante, ma in realtà oggi è stata confutata in quanto il lavoro maschile ormai è uguale a quello femmminile, col fatto però, che le donne oltre al lavoro in ufficio hanno anche l’accudimento della casa e dei figli.
Quindi questo fa facilmente dedurre che le donne risultano essere molto più stressate degli uomini.

La rabbia aiuta a raggiungere gli obiettivi

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La rabbia è ritenuta un sentimento negativo che obnubila la mente e aumenta la pressione arteriosa ma in realtà, se utilizzata nel modo giusto, diventa un motore per raggiungere gli obiettivi.
Secondo i ricercatori di un università olandese infatti, la rabbia attiverebbe alcune aree dell’emisfero sinistro del cervello che in genere sono associate alle emozioni positive.
Le persone diventano quindi motivate a fare qualcosa di concreto per raggiungere l’obiettivo che risulta essere gratificante per loro.
Così è stato condotto un esperimento, sono stati raggruppati alcuni volontari alla visione di alcuni oggetti comuni su un monitor, come ad esempio una penna o un piatto, prima però che comparisse l’oggetto in quesione, sul monitor compariva per un brevissimo lasso di tempo la foto di un viso con un’espressione neutrale, oppure arrabbiato o con esperssione di dolore e i volontari associavano inconsciamente all’oggetto che si palesava sullo schermo poco dopo.
Successivamente, ai volontari è stato chiesto di stringere una manopola nel momento in cui desideravano un oggetto, chi la stringeva più forte lo otteneva, accaparrandosi il premio. Il risultato è stato che coloro i quali vedevano immagini di volti rabbiosi tendevano a stringere molto di più.

Tipologie di mobbing

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Verso la fine degli anni Ottanta, lo psicologo svedese Heinz Leymann ha parlato di mobbing nell’accezione in cui la consideriamo oggi, ossia quell’insieme di comportamenti violenti che portano all’esclusione di un individuo all’interno di un ambiente lavorativo.
Il termine mobbing in Italia si inizia ad usare a metà degli anni Novanta grazie allo psicologo del lavoro Haraid Ege che spiega il fenomeno come una forma di terrorismo psicologico sul posto di lavoro, che si manifesta tramite comportamenti aggressivi e vessatori da parte dei colleghi o dei datori stessi.
Esistono diverse tipologie di mobbing: verticale, orizzontale, collettivo, esterno e doppio mobbing.
Mobbing verticale: avviene quando è attuato da un superiore nei confronti di un dipendente subordinato o viceversa, sia dal singolo dipendente nei confronti del capo o di un gruppo di colleghi verso il datore di lavoro.

Mobbing che cos’è e cosa provoca

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Da qualche anno in Italia si è dato un nome ad un fenomeno che c’è sempre stato ma che soltanto adesso è diventato un caso, il mobbing.
Il mobbing indica una serie di comportamenti violenti che vanno dagli abusi psicologici a alle vessazioni ed all’allontanamento che vengono perpetrati da una o più persone nei confronti di un individuo più debole, prolungato nel tempo che genera in chi ne è vittima un forte stress emotivo fino ad arrivare ad una vera e propria sensibilità alla depressione che innesca appunto un circolo vizioso per la paura di essere presi dall’ansia.
il trmine mobbing è stato coniato negli anni Settanta dall’etologo Konrad Lorenz, il quale voleva descrivere un comportamento aggressivo tra individui facenti parte di uno stesso gruppo con lo scopo di escludere un membro dello stesso gruppo.

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