Genetica la causa dei tumore ai polmoni tra i non fumatori?

di Luca Bruno

Secondo una relazione apparsa sulla rivista The Lancet Oncology, un quarto dei casi di tumore al polmone al mondo si verifica su persone che non hanno mai fumato.

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Una variante genetica potrebbe contribuire a spiegare perché alcuni non fumatori sviluppano il tumore ai polmoni. E’ quanto affermano in un recente studio alcuni ricercatori americani, che hanno recentemente individuato, nel funzionamento del gene GCP5 un evidente predittore di tumore nei non fumatori.
Secondo una relazione apparsa sulla rivista The Lancet Oncology, un quarto dei casi di tumore al polmone al mondo si verifica su persone che non hanno mai fumato.
Un problema di crescente evidenza per il quale sono ancora sconosciute le cause.

I ricercatori nel loro studio hanno esaminato i campioni di DNA di 754 persone che nella loro vita non hanno fumato più di 100 sigarette, per scoprire se nei polmoni di questi fossero presenti sensibili differenze genetiche che potessero spiegare l’effettiva presenza di un rischio di tumore al polmone.

Tenendo conto di altri fattori, come la presenza di malattie respiratorie croniche, l’esposizione al fumo passivo e precedenti famigliari di tumore ai polmoni i ricercatori hanno individuato due sezioni del genoma che potrebbero offrire una spiegazione al fenomeno.

Per valutare l’effettiva associazione l’equipe medica ha in seguito studiato 44 tra le più comuni alterazioni genetiche individuate nella prima parte dello studio, in due altri gruppi di non fumatori, la metà dei quali con diagnosi di tumore ai polmoni, scoprendo che anche in questo caso si verificava la presenza degli stessi due marcatori genetici. Un ulteriore conferma nella terza parte dello studio, effettuato su un’altra serie di 530 pazienti.

Un’analisi più approfondita ha poi scoperto che questi due pezzi di genoma sono implicati nell’attivazione o inibizione dell’attività gene GPC5, che ulteriori test hanno dimostrato essere del 50% più bassa nel caso di adenocarcinoma.

Secondo i ricercatori è questa scarsa attività del gene che potrebbe contribuire allo sviluppo del cancro nei non fumatori.

Anche se, come loro stessi ammettono in una nota che accompagna la ricerca, il meccanismo è tutt’altro che chiaro, e sono necessari ulteriori studi per comprendere il motivo per cui tale associazione diventa così significativa.

Passaggio successivo sarà quello di verificare la presenza e l’incidenza di queste varianti genetiche su campioni di tessuto tumorale prelevati da non fumatori.

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