Sindrome di Munchausen

di Elena Botta

La sindrome di Munchausen è una malattia psichiatrica in cui il paziente si crea delle patologie fittizie che hanno però gli stessi effetti clinici delle malattie vere e proprie.

Abbiamo parlato di patologie di valenza psicologica come la sindrome di Stoccolma, la sindrome di Samo e la sindrome di Tourette e oggi vogliamo parlare della sindrome di Munchausen.
La sindrome di Munchausen è una malattia psichiatrica in cui il paziente si crea delle patologie fittizie che hanno però gli stessi effetti clinici delle malattie vere e proprie.


I pazienti che soffrono della sindrome di Münchausen sono in grado di simulare molti disturbi fisici come l’infarto del miocardio, ematemesi, addome acuto e febbre e molte volte la parete addominale di questi persone può presentare una serie di cicatrici, oppure si può anche riscontrare l’amputazione di un dito o di un arto.
Le febbri che vengono riscontrate, spesso sono dovute ad ascessi autoinferti; quando viene effettuato l’esame colturale delle feci, molto spesso esso rivela la presenza del batterio di Escherichia coli, che rivela la fonte dell’organismo infettante, sempre però autoprovocata.
I sintomi che devono far sospettare questa malattia possono essere anche di lieve entità e molto spesso la storia dei pazienti presenta vicende di precoce violenza fisica e psicologica.
Questo fa sì che il loro bisogno di essere assistiti entra in conflitto con l’incapacità di fidarsi delle figure di autorità, che manipolano, provocano o mettono alla prova quotidianamente; spesso sono anche molto palesi forti sensi di colpa, che portano con loro desideri di punizione e di espiazione.

La sindrome di Munchausen può anche essere per procura, in cui un bambino viene di solito usato come sostituto del paziente, in cui i genitori fanno volontariamente del male al figlio con farmaci o sostituendo campioni di sangue o di urine infetti al fine di simulare una malattia.
Il genitore è sempre molto apprensivo e richiede cure mediche in continuazione e ricoveri presso strutture ospedaliere.

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