Le difficoltà nel fare il test Hiv in Italia

di Redazione

Diagnosticare tumori ed HIV con un test fai-da-te

Il virus dell’Hiv è un problema che affligge da tempo migliaia di persone in tutto il mondo ed anche in Paesi avanzati come il nostro fa strage di giovani e meno giovani. Talvolta, però, le difficoltà sono alla base del processo di verifica. Andiamo con ordine.

Fare il test Hiv è obbligatorio ogni qualvolta si verifichi un comportamento a rischio, principalmente mediante rapporti sessuali non protetti o scambio di siringhe fra consumatori di droghe pesanti. Attualmente vi sono dei test rapidi, sia su sangue che su fluido orale, il cui esito viene comunicato nel giro di poche decine di minuti, a fronte dei giorni che di solito servono per ottenere il risultato di un test ematico.

In caso di esito preliminarmente positivo ai test rapidi, il soggetto deve eseguire un test convenzionale di conferma presso un centro clinico.

Tra le varie modalità c’è l’analisi in gravidanza che risulta particolarmente importante, ma che ancora oggi in Italia non sempre viene realizzata in maniera corretta, al punto che purtroppo ancora oggi si verificano casi di Hiv in neonati.
Al fine di poter dare il proprio consenso informato al test è necessario essere maggiorenni: significa che i ragazzi e le ragazze che hanno meno di 18 anni (ma che hanno una vita sessuale attiva) non potrebbero farlo previo il consenso dei genitori. In realtà in alcuni laboratori ci sono medici che procedono comunque, a tutela della persona, e anche il legislatore italiano si sta muovendo per una modifica della legge che diminuisca l’età del consenso per il test Hiv a 16 anni, che però prevede un iter complesso, e ci vorrà tempo.

Ecco, perché, ancora oggi in Italia sono molteplici le difficoltà nell’effettuare il test Hiv in Italia.

 

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