Dieta efficace usando piatti più piccoli

di Vito Verna

Ingannare cervello e stomaco consumando le portate in piatti più piccoli, contribuirebbe al successo delle diete.

Il dottor Brian Wansink, psicologo dell’Università Cornell di New York, avrebbe presentato, nel corso di un interessante convegno sul tema dell’American Psychological Association, una rivoluzionaria teoria che, se dovesse trovare conferme scientifiche, potrebbe rivoluzionare il mondo della dietologia aiutando moltissimi pazienti obesi a ridurre l’apporto di calorie e, dunque, a dimagrire preservando le principali funzioni corporee solitamente compromesse da un eccessivo peso.

Secondo l’eminente psicologo, infatti, stoviglie più piccole, oltre a dosi adeguate qualitativamente e quantitativamente (preventivamente stabilite in collaborazione con il proprio dietologo), contribuirebbero a far si che il paziente consumi meno calorie.


La scoperta sarebbe stata effettuata valutando le risposte di 300 cittadini di Chicago e Parigi ad un semplice questionario (la cui domanda cardine era incentrata sulla sensazione di sazietà) dalle quali sarebbe emerso che la metà si considera sazio soltanto quando il proprio piatto rimane vuoto.

Sfatato, dunque, il mito secondo il quale bisognerebbe affidarsi alle proprie personali sensazioni di sazietà per il raggiungimento del peso forma, anche a seguito della recente scoperta che l’auto-cannibalismo causerebbe il fallimento delle diete a causa della falsa sensazione di fame “estrema” che il cervello diffonderebbe il tutto il corpo.

Lo scopo, dunque, è quello di “ingannare” il cervello e lo stomaco e un’ottima strategia per ottenere il risultato voluto sarebbe quella di mangiare utilizzando piatti e bicchieri più piccoli (a patto, però, che non continuino a riempire e che si seguano i consigli del medico curante).

Adottando questo innovativo metodo, avverte Wansink, è possibile arrivare a perdere circa un chilo al mese.

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