Tecniche combinate per diagnosticare il tumore alle ovaie

ecografia

La possibilità di individuare precocemente il tumore alle ovaie può essere migliorata usando l’ecografia con mezzo di contrasto associata con l’analisi proteomica dei campioni di sangue.
E’ quanto afferma un nuovo studio, che sarà prossimamente pubblicato su Journal of Roentgenology.
La proteomica consiste nello studio delle proteine, in riferimento alla loro struttura e funzione.
Grazie a questo particolare metodo di studio nel corso degli ultimi anni sono state identificate centinaia di proteine che possono essere utilizzate come biomarcatori per il tumore alle ovaie.

In arrivo trattamento in compresse per la sclerosi multipla?

pills

Due recenti ricerche hanno evidenziato come in un futuro ormai prossimo, si parla del 2011, potrebbero essere realizzati farmaci da assumere per via orale per il trattamento della sclerosi multipla.
Il New England Journal of Medicine riporta che recentemente sono state richieste le licenze per la produzione di farmaci per via orale, e la notizia è stata accolta con entusiasmo dalla MS Society e dai malati che da tempo attendevano la realizzazione di tali medicine.

Esame del sangue per diagnosticare il tumore al colon

blood test

Al recente Gastrointestinal Cancers Symposium in Orlando, Florida, un gruppo di ricercatori israeliani ha presentato il primo test del sangue in grado di predire con una sicurezza superiore ad altri test sperimentati in passato, lo sviluppo del tumore al colon-retto. Un aiuto di notevole importanza soprattutto per quei pazienti che fanno difficoltà a sottoporsi al tradizionale esame della colonoscopia.
L’esame prevede la possibilità di identificare la presenza di una particolare proteina, denominata CD24, uno dei primi segnali della presenza di cellule tumorali ed uno dei maggiori responsabili dello sviluppo del tumore e della diffusione delle cellule cancerogene.

Come il virus evita lo sfratto dalla cellula

virus

Un’infezione virale è come un ospite indesiderato che mette a punto tutta una serie di sotterfugi per non essere cacciato dalla cellula che lo ospita.
E’ questo il meccanismo con cui funzionano i virus, ed un recente studio realizzato da ricercatori del Salk Institute ha voluto approfondire quale sia il meccanismo che il virus mette in campo per impedire alla cellula ospite di difendersi e di espellerlo.
La ricerca si è appuntata sul virus dell’herpes simplex che, come tutti gli altri virus, ha bisogno di una cellula ospite per potersi replicare e diffondere. Il primo importante ostacolo che esso trova è proprio il sistema di difesa della cellula, in particolare due proteine, RNF8 e RNF168, che agiscono nel caso si verifichi una qualche anomalia o danneggiamento del DNA della cellula.

Disfunzione erettile e malattie cardiovascolari

La disfunzione erettile è un forte segnale di avvertimento di un aumentato rischio di infarto, ictus e altri problemi cardiovascolari. Lo rivela un nuovo studio realizzato da ricercatori del New England Research Institutes che hanno pubblicato la loro relazione sulla rivista Journal of the American College of Cardiology.

Secondo i ricercatori la disfunzione erettile potrebbe dunque essere compreso nel Framingham Heart Study, attualmente il più importante ed esaustivo tra gli studi dei fattori di rischio per le malattie cardiovascolari al mondo.
Secondo il Dott. Andre Araujo, che ha condotto la nuova ricerca, un medico che avesse davanti un paziente con disfunzione erettile dovrebbe dunque tenere altamente in considerazione anche la presenza di problemi cardio vascolari.

Framingham Heart Study

stetoscopio

Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte e di malattia negli Stati Uniti. Per questo motivo nel 1948, è stato istituito il Framingham Heart Study, sotto la direzione del National Heart Institute e con la collaborazione dell’Università di Boston. Il grande progetto di ricerca, iniziato in quell’anno era indirizzato ad identificare quali fossero i più comuni fattori di rischio delle malattie cardiovascolari attraverso lo studio di un’intera comunità urbana, Framingham nel Massachusetts.

Un campione di 5.209 uomini e donne di età compresa tra i 30 ed i 62 anni sono quindi stati sottoposti periodicamente ad esami medici ed approfondite interviste sullo stile di vita ogni due anni. Nel 1971 la ricerca ha coinvolto anche la generazione di abitanti successiva, 5124 persone che rappresentavano i figli e coniugi del campione di popolazione originario arruolato nella prima fase.

Nuovo trattamento con staminali dal cordone ombelicale

cordone ombelicale

Una nuova tecnica che potrebbe in futuro contribuire a ridurre la necessità di impianti di midollo osseo è stata sperimentata da ricercatori del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle.
Il meccanismo si basa sull’utilizzo delle cellule staminali presenti nel cordone ombelicale che, secondo lo studio pubblicato su Nature Medicine hanno il vantaggio di avere meno problemi di rigetto.
Il trattamento utilizzato attualmente per i pazienti affetti da malattie come la leucemia, che colpisce le cellule staminali nel midollo osseo, dove vengono prodotte le nuove cellule sanguigne, prevede il trapianto di midollo proveniente da un donatore compatibile, per ripristinare quello distrutto dalla leucemia.
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