Virus oncolitici per distruggere i tumori

di Vito Verna

Il vaccino del vaiolo, opportunamente modificato, sarebbe in grado di attaccare e distruggere le cellule tumorali.

Alcuni ricercatori di Ottawa, in Canada, avrebbero finalmente dimostrato la capacità di alcuni virus di aggredire, nonché distruggere, le cellule tumorali.

L’idea di sfruttare il meccanismo basilare di funzionamento dei virus a tutto vantaggio del corpo umano e della salute (ovverosia la capacità dei virus di replicarsi in particolari modi, in particolari condizioni ed in particolari direzioni senza aggredire, come fanno altri agenti patogeni come i prioni, l’organismo in maniera casuale), in realtà, non è nuova.

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Esiste già, infatti, un preparato medico basato sul virus dell’herpes (chiamato OncoVex) che, se iniettato direttamente nella massa tumorale, è in grado di distruggerla o, per lo meno, arrestarne la crescita.

La scoperta, eccezionale, di questi giorni, si basa sulla possibilità di iniezioni endovenose di virus oncolitici. La soluzione è geniale, secondo i ricercatori, per due motivi:

– permette di raggiungere luoghi del corpo inavvicinabili con le tecniche tradizionale

– permette una più rapida ed una più efficace moltiplicazione del virus.

I virus in questione, inoltre, sarebbero perfettamente in grado di individuare ed attaccare soltanto le cellule tumorali danneggiate senza andare ad infettare le prospicienti cellule sane.

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La buona notizia è che codesto tipo di trattamento sarebbe già giunto a livello di sperimentazione umana. Dopo le opportune verifiche del caso, infatti, i ricercatori avrebbero cominciato ad iniettare dosi di virus oncolitici (in questo caso creati artificialmente in laboratorio addirittura modificando il vaccino del vaiolo) a 23 volontari i cui tumori, purtroppo, si erano rivelati insensibili a qualsiasi altro tipo di trattamento.

I pazienti, secondo Nature (la rivista che ha raccolto i risultati della ricerca), sarebbero stati divisi in 5 gruppi (in base alla quantità di farmaco sperimentale iniettata) e ognuno di essi ne avrebbe tratto beneficio.

Nell’85% dei casi, infatti, il virus si è comportato come previsto, cominciando a replicarsi non appena entrato in contatto con le cellule tumorali. Nel 75% del campione, invece, il tumore così aggredito si sarebbe addirittura ridotto.

Effetti collaterali? Nessuno. La terapia, infatti, è stata così ben studiata ( e in futuro potrà essere elaborata, volta per volta, per rispondere alle esigenze di ogni singolo caso) che ha provocato, nel peggiore dei casi, soltanto un lieve raffreddore, poi regredito naturalmente nel giro di un giorno o due.

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