Dibattito sull’aumento degli esami per il dosaggio del PSA per scoprire il tumore alla prostata

di Luca Bruno

Un recente studio sostiene che i test per il dosaggio dell'antigene prostatico specifico (PSA) ha di fatto contribuito a scoprire un numero di casi di tumore alla prostata molto elevato, con il conseguente aumento degli interventi chirurgici e di radioterapia.

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Le nuove possibilità offerte dalloscreening per il tumore alla prostata attraverso l’esame del dosaggio del PSA, suscitano un interessante dibattito tra medici e scienziati. Un recente studio, pubblicato sul numero di agosto della rivista Journal of National Cancer Institute sostiene che i test per il dosaggio dell’antigene prostatico specifico (PSA) ha di fatto contribuito a scoprire un numero di casi di tumore alla prostata molto elevato, con il conseguente aumento degli interventi chirurgici e di radioterapia. Questi trattamenti terapeutici in molti casi provocano però effetti collaterali, come impotenza ed incontinenza, ed il dubbio dei ricercatori si sofferma sul fatto che in alcuni casi il tumore alla prostata avrebbe avuto uno sviluppo talmente lento nei pazienti che essi non ne avrebbero risentito per tutto il corso della loro vita.

Sottoponendosi quindi ad interventi terapeutici essi in realtà si sottoporrebbero ad i rischi degli effetti collaterali delle suddette terapie inutilmente.

Se il tasso di mortalità del tumore alla prostata è in diminuzione, sostengono ancora i ricercatori, ciò è dovuto non certo all’aumento dello screening sulla popolazione quanto per il fatto che sono migliorate le cure.

Il test del PSA infatti non è così efficace nell’individuare tra i tumori alla prostata quelli che potrebbero avere un rapido sviluppo, e quindi costituire un serio pericolo, da quelli che, seppur presenti, non provocherebbero problemi di sorta.

E’ un argomento spinoso, cui ribatte uno studio europeo uscito di recente che, invece, afferma che per salvare la vita di un uomo, sono necessarie almeno 50 diagnosi superflue.

Dello stesso avviso anche il direttore del centro statunitense specializzato Duke University Prostate Center, che ribadisce come ancora oggi il tumore alla prostata, negli Stati Uniti, provoca la morte di 30.000 persone, e che quindi, anche se è vero che talvolta si può parlare di sovraesposizione ai test, in realtà questi costituiscono al momento una forma di diagnosi efficace, pur nella sua imperfezione, e restano quindi indispensabili per ridurre ulteriormente il numero dei decessi.

Fonte HealthDay

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