Terapia cognitivo-comportamentale mirata la migliore delle psicoterapie per trattare la bulimia

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Una specifica forma di talk therapy risulta particolarmente efficace e rapida nell’aiutare le persone con disturbi bulimici a controllare e bloccare i loro comportamenti non salutari.
Questo il risultato di una ricerca che ha messo a confronto diverse discipline di psico-terapia per combattere la bulimia, rilevando che la terapia cognitivo-comportamentale è quella che offre i risultati migliori.
I ricercatori, provenienti dalla University of Western Sydney in Australia hanno pubblicato i loro risultati sul Cochrane Database of Systematic Reviews, una pubblicazione a cura della Cochrane Collaboration, un’organizzazione internazionale che si occupa di valutare i lavori e le scoperte della ricerca medica.

L’esercizio fisico durante l’allattamento rinforza la densità ossea

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Per le mamme che allattano al seno è consigliabile un esercizio fisico mirato, che sia efficace nell’attivare ed incentivare le attività cardiovascolari e la forza fisica.
Questo perchè si contrasta la normale perdita di densità ossea dovuta ai bassi livelli di calcio nell’organismo, e si riduce, in vecchiaia, il rischio di osteoporosi.
Lo studio che riporta tali considerazioni è stato recentemente pubblicato sulla rivista Medicine Science in Sports & Exercises ed è stato realizzato da ricercatori dell’American College of Sports Medicine, che hanno studiato la densità ossea di 20 donne tra la quarta e la ventesima settimana dopo il parto.

Trovato il legame tra celiachia ed osteoporosi

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Le persone affette da celiachia possono essere più sensibili all’osteoporosi perché il sistema immunitario attacca il loro tessuto osseo. Questa l’inedita scoperta di un gruppo di ricercatori dell’Istituto di Genetica e Medicina Molecolare dell’Università di Edimburgo, pubblicata in uno studio sull’ultimo numero della rivista New England Journal of Medicine.
L’osteoporosi è uno delle conseguenze riconosciute della celiachia, e fino ad oggi si pensava che il motivo di ciò fosse la scarsa capacità dell’organismo di assorbire e sintetizzare il calcio e la vitamina D.

Cellule epatiche dalle cellule della pelle

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Scienziati del Medical College of Wisconsin sono riusciti a produrre con successo cellule epatiche attraverso l’utilizzo di cellule della pelle degli stessi pazienti.
E’ una scoperta che potenzialmente apre la strada a futuri trattamenti terapeutici per curare una vasta gamma di malattie che colpiscono il fegato.
Lo studio, che è stato pubblicato sulla rivista Hepatology, illustra la procedura con la quale i ricercatori statunitensi sono arrivati ad ottenere questo risultato.

Sintomi colera

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Il colera è un’infezione batterica che, almeno nei paesi sviluppati si verifica sempre più di rado, ma che è ancora presente, in forma epidemica, in molte parti del mondo.
Si tratta di una malattia causata da un batterio, il Vibrio Cholerae.
Si diffonde tramite le feci della persona che ne è affetta, che possono andare a contaminare le acque dei fiumi e del mare, soprattutto in quelle aree dove non c’è un adeguato trattamento delle acque di scarico e di quelle potabili.
Il batterio ha anche la capacità di diffondersi nelle acque di mari e fiumi, e talvolta può essere assorbito dai frutti di mare e dai pesci, che, mangiati crudi, sono uno degli alimenti più a rischio per contrarre l’infezione.

Il caffè non protegge dalla demenza senile

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Il caffè è una di quelle sostanze che alternativamente sono considerate toccasana oppure nocive, e sulla quale le ricerche continuano a dare pareri discordanti.
Per esempio un recente studio condotto da un’equipe medica finlandese dell’Università di Helsinki, e pubblicato recentemente su American Journal of Clinical Nutrition, ha rivelato che, secondo una ricerca approfondita, il caffè non fornisce alcuna protezione allo sviluppo della demenza senile ed al declino delle facoltà mentali.

Ansia e depressione associate al rischio di obesità

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Disturbi mentali relativamente comuni come ansia e depressione, possono contribuire ad aumentare i fattori di rischio per l’obesità. E’ quanto afferma un recente studio di ricercatori britannici dell’University College di Londra che ha condotto una ricerca recentemente pubblicata su BMJ.
I ricercatori hanno analizzato una grande mole di dati provenienti da quattro studi medici realizzati sui 4363 dipendenti pubblici inglesi i età compresa tra 35 e 55 anni, seguiti per un periodo di tempo di 19 anni, dal 1985 al 2004.
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