Poca vitamina D peggiora l’asma

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Ricercatori statunitensi presso il National Jewish Health di Denver hanno scoperto che gli asmatici con alti livelli di vitamina D presentano una migliore funzione polmonare e rispondono meglio ai trattamenti medici rispetto ai pazienti asmatici con bassi livelli di vitamina D.
Sebbene il motivo di ciò non sia ancora del tutto chiaro, gli scienziati suggeriscono che la vitamina D possa agire come modificatore del sistema immunitario, oppure come modificatore della risposta agli steroidi, attualmente la terapia utilizzata per ridurre gli effetti dell’asma.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Journal of Respiratory and Critical Care Medicine illustra i dati dello studio realizzato su un campione di 54 asmatici dei quali è stata valutata la funzionalità delle Le persone con bassi livelli di vitamina D nel sangue hanno fornito, alla fine della sperimentazione, dati peggiori rispetto al gruppo con alti livelli della vitamina.

Virus dell’epatite C coltivato in laboratorio

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Una delle esigenze più sentite nella ricerca medica è quella di poter riuscire a studiare le cellule, il loro comportamento e le conseguenze di determinate infezioni il laboratorio, per poter in questo modo scoprire nuove strategie terapeutiche e diagnostiche. Il problema è che ciò non è sempre possibile. Uno degli ostacoli per lo studio delle cellule del fegato per esempio risiede nel fatto che mentre molti tipi di cellule umane possono essere coltivate con successo in laboratorio, la coltura di queste è sempre stata problematica.

L’invecchiamento delle staminali è un fenomeno reversibile

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Gli scienziati hanno trovato un modo per stimolare le cellule staminali anziane nel sangue a comportarsi come cellule staminali giovani, una scoperta che potrebbe essere di aiuto nell’individuare interventi volti a rallentare il processo di invecchiamento cellulare.
La sperimentazione è stata compiuta su topi da laboratorio prelevando sangue da topi giovani e somministrandolo a topi anziani.
Le cellule staminali dei secondi hanno assunto le caratteristiche delle cellule staminali giovani, ed i tessuti degli animali più vecchi apparivano di conseguenza “ringiovaniti”.

Gravidanze tra gli adolescenti in crescita negli U.S.

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I tassi di gravidanza tra le teenager statunitensi, che avevano subito un forte calo durante gli anni ’90 a causa di un accesso sempre più facile ai contraccettivi sembrano aver ripreso un curva ascendente, secondo un nuovo sondaggio realizzato dal Guttmacher Institute, un’organizzazione no-profit americana che svolge attività di monitoraggio ed analisi sulla salute sessuale e riproduttiva negli Stati Uniti.

Le gravidanze tra gli adeolescenti infatti sono salite di circa il 3% nel corso del 2006.

Sigarette, più che problemi comportamentali annunciano l’uso di marijuana

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Fumare sigarette da molto giovani, più che i problemi comportamentali, potrebbero essere alla base del precoce consumo di marijuana tra gli adolescenti.
Lo ha constatato un recente studio realizzato da ricercatori olandesi su un campione di 1600 giovani, monitorati dall’età di 10 – 12 anni e, periodicamente in età superiore fino al compimento dei 18 anni.

I risultati hanno mostrato che l’associazione tra ciò che i ricercatori hanno definito con il termine “esternalizzazione di problemi comportamentali”, come problemi di condotta scolastica, deficit di attenzione ed iperattività, o anche la tendenza alla contrapposizione ed al conflitto non hanno sortito risultati coerenti rispetto all’uso della marijuana.

Aree genetiche rivelano il rischio di tumore al pancreas

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Ricercatori del National Cancer Institute statunitense hanno identificato quattro regioni del genoma umano che possono predire un rischio maggiore di tumore al pancreas, grazie ad una ricerca della relazione tra mutazioni del genoma ed insorgenza della malattia che gli studiosi definiscono come la più ampia ed approfondita che sia mai stata eseguita.

I ricercatori stessi tuttavia ci tengono a sottolineare che, sebbene le quattro regioni del genoma possano in effetti predire il tumore al pancreas, uno dei più gravi e con un tasso di mortalità notevole (solo l’1% dei malati sopravvive a cinque anni dopo la diagnosi), non è detto che chi presenta la variazione genetica sviluppi per forza il tumore.

Vaiolo

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Il vaiolo è una malattia infettiva grave e contagiosa che può avere un decorso fatale.
Non esiste un trattamento per curarlo, anche se la prevenzione, ed in particolare l’introduzione del vaccino, ha fatto si che le autorità sanitarie abbiano potuto ad oggi constatare come il vaiolo sia una malattia praticamente debellata sull’intero pianeta. Il virus infatti sembra essere del tutto scomparso nel mondo, a parte alcuni ceppi del virus che sono conservati per ragioni scientifiche sia negli Stati Uniti che in Russia. La lotta al vaiolo rappresenta uno dei successi più evidenti della medicina moderna, ed uno dei pilastri sui quali ancora oggi si basa la lotta alle malattie infettive, ovvero la prevenzione grazie all’uso di vaccini, una forma debole del virus che viene inoculata e che permette all’organismo di costruire le sue difese immunitarie in modo da contrastare efficacemente le successive infezioni.
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