Pistacchi effetti benefici sul cuore e sulla sessualità

Ebbene sì: bastano solo 20 pistacchi al giorno per tenere sotto controllo la pressione alta e soprattutto nei periodi di stress molto forte. A dimostrare gli effetti positivi dei pistacchi nella dieta quotidiana è stato uno studio condotto da un gruppo di ricercatori statunitensi e pubblicato sulla rivista Hypertension.

Gli studiosi hanno monitorato un gruppi di 28 adulti con colesterolo alto e pressione nella norma per un periodo di quattro settimane nel corso delle quali sono state somministrate tre diversi tipi di dieta (una tradizionale, una arricchita con una dose quotidiana di pistacchi, pari a 42 grammi, l’altra con due dosi di pistacchi pari a 85 grammi).

Mangiare yogurt riduce l’ipertensione

L’ipertensione è un disturbo della circolazione sanguigna caratterizzato dall’aumento stabile della pressione arteriosa e anche se nella maggior parte dei casi non è possibile individuarne con assoluta certezza la causa (può essere anche una conseguenza di malattie renali o disturbi ormonali ad esempio) nella maggior parte dei casi esiste una serie specifica di fattori di rischio che che vanno tenuti in considerazione, come ad esempio l’età, il fumo, la sedentarietà, ma anche il diabete, il peso e di conseguenza l’alimentazione.

Esercizi quotidiani di dieci minuti che fanno bene al cuore

Sono molti gli studi che hanno dimostrato come l’attività fisica possa garantire notevoli benefici per il nostro cuore e per l’intero apparato cardiocircolatorio. Ma sembra proprio che in sostituzione delle estenuanti sedute in palestra siano sufficienti 10 minuti al giorno di esercizio fisico.

Un tipo di esercizio che può essere praticamente svolto da chiunque. Camminare a piedi (anche brevi spostamenti vanno bene), fare le scale a piedi, ma anche le pulizie di casa rientrano in un tipo di allenamento quotidiano che con il passare del tempo vanno a incidere concretamente sul peso dell’individuo andando a ridurre il rischio cardiovascolare.

Perdonare aiuta la salute del cuore

È già noto come il carattere possa influire, positivamente o negativamente, sulla nostra salute andando anche a determinare in qualche modo l’efficacia della cure. E perdonare fa bene al cuore.

Un’ulteriore conferma scientifica di quanto il nostro carattere possa determinare anche il nostro stato di salute, arriva da un recente studio condotto dai ricercatori del Department of Psychology and Philosophy dell’University of California di San Diego (Stati Uniti), recentemente pubblicata sulla rivista Psychosomatic Medicine.

Le dieci regole per proteggere il cuore

Con l’inizio dell’anno fanno inevitabilmente capolino i buoni propositi. Tutelare il nostro cuore ci aiuta a vivere meglio: basta qualche piccolo accorgimento da seguire nella vita di tutti i giorni e a tavola.

È quanto consiglia la nuova guida elaborata dalla Società europea di cardiologia che ha stilato dieci indispensabili, piccole regole per proteggere il nostro cuore. Obbligatorio non fumare e cercare di evitare il fumo passivo, una della cause primarie di malattie cardiovascolari e patologie cardiache.

Riparare il cuore dopo un infarto

Riparare il cuore dopo un infarto? Non sembrerebbe più un’ipotesi lontana, ma  potrebbe diventare ben presto uno scenario molto concreto e reale grazie a uno studio tutto italiano condotto da un gruppo di ricercatori del Centro internazionale di ingegneria genetica e biotecnologie dell’Unido a Trieste, guidato dal professor Mauro Giacca.

La scoperta dei ricercatori riguarda la scoperta dei microRNA, piccole molecole di materiale genetico che, una volta iniettate nel cuore, sarebbero in grado rimettere in moto la replicazione delle cellule del cuore e di stimolarne di conseguenza la riparazione del danno.

Formaggi non sono dannosi per il cuore

I formaggi fanno male al cuore? Generalmente si è sempre stati portati a credere così, ma un recente studio pubblicato sulla rivista Medical Hypotheses tenderebbe a sfatare un mito diffuso secondo cui i formaggi risultano essere dannosi per il cuore e causa di malattie cardiovascolari.

Lo studio condotto da Yuriy K. Bashmakov del Granta Park di Cambridge sarebbe riuscito a spiegare quello che viene chiamato comunemente il “paradosso francese”.

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