Scintigrafia miocardica, quanto dura, rischi e a cosa serve

di Cinzia Iannaccio

La scintigrafia miocardica o test di imaging di perfusione miocardica è un’indagine diagnostica non invasiva che serve a verificase se e quanto il sangue circoli bene nel cuore o ci sono delle ostruzioni o se il muscolo cardiaco pompa a sufficienza. Tale test è noto anche come prova da sforzo nucleare in quanto si esegue in medicina nucleare a riposo e sotto stress (fisico o simulato con farmaci).

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Cos’è è quando serve (indicazioni)

Ci sono 2 tecniche per eseguire la scintigrafia miocardica e sono la SPECT (tomografia ad emissione di fotone singolo) e la PET (tomografia ad emissione di positroni), da utilizzare a seconda dei casi.  Questa metodica è utile in pazienti con disturbi al torace per vedere se il disagio è dato dalla mancanza di flusso sanguigno al cuore provocato da arterie ristrette o bloccate (angina). Può mostrare anche se in precedenza si è avuto un attacco di cuore di cui non si è avuta percezione, ma che ha lasciato danni. Se il risultato è dubbio o si trova un’anomalia si procede con un angiogramma coronarico o altre metodiche per risolvere il problema identificato altrimenti si ricercano altre cause di fastidio toracico non collegate al cuore.

 

Preparazione per la scintigrafia del cuore

Prima di tutto occorre informare il medico prescrittore di eventuali farmaci che si prendono, comprese le vitamine, erbe e farmaci da banco. Potrebbe essere necessario sospenderne alcuni prima del test.  Il medico può anche chiedere di non mangiare determinati alimenti (ad esempio caffè, tè, bevande analcoliche o cioccolato) per 24 ore prima del test: potrebbe essere annullato se si beve caffeina. Non mangiare e bere solo acqua per 4-6 ore prima della scintigrafia. Indossare indumenti e scarpe comode per la prova da sforzo.

 

Scintigrafia, quanto dura la procedura

Il test esamina il flusso di sangue che passa attraverso il cuore durante l’esercizio su un tapis roulant o cyclette (“stress fisico”) e viene confrontato con il passaggio anche a riposo. Se per vari motivi non è possibile camminare su un tapis roulant o pedalare sulla cyclette si utilizzaranno dei farmaci per stimolare la reazione da sforzo (“stress chimico/farmacologico”). Viene iniettato del materiale radioattivo (tracciante) che andrà in circolo nel sangue, fino al cuore: una speciale macchina farà delle scansioni (immagini) del cuore con questo materiale in circolo, proprio per valutare la corretta (o meno ) perfusione.

Nella pratica, un tecnico specializzato poggerà degli elettrodi su torace, braccia e gambe. Questi sono collegati ad un computer per registrare l’elettrocardiogramma durante tutta la prova. Al contempo si indosserà il bracciale per misurare la pressione sanguigna e verrà inserito un ago per via endovenosa. Si inizia a quel punto l’esercizio fisico (su tapis roulante o cyclette) e una volta raggiunto il picco di attività si interrompe e viene somministrato attraverso l’ago il tracciante radioattivo.  Il paziente viene fatto distendere su un lettino, con le braccia sopra la testa dove per 10-30 minuti vengono fatte delle scansioni (ovvero riprese delle immagini) del cuore.  In una seconda fase (che a volte può essere fatta anche in giorni diversi) verranno eseguite nuove scansioni, sempre dopo la somministrazione del tracciante, ma in totale riposo.

Alcune tipologie di questo test possono avere una procedura diversa, ovvero, anziché eseguire lo sforzo, utilizzano due diversi traccianti.

Il test dura in tutto dalle 3 alle 4 ore.  Dopo la scintigrafia miocardica si può tornare alle normali attività, è consigliato bere molto per espellere prima possibile il tracciante radioattivo.
Rischi e controindicazioni
La scintigrafia miocardica è un test generalmente sicuro per la maggior parte delle persone. Va detto che espone a radiazioni seppur a bassi dosaggi e quindi va effettuata solo in caso di effettivo bisogno. In gravidanza e in allattamento è opportuno parlarne con il proprio medico prima di eseguire il test perché potrebbe danneggiare il bambino.

 

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Fonte: American Heart Association

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