La radioterapia nei tumori cerebrali indebolisce le facoltà cognitive

di Luca Bruno

Gli interventi terapeutici su alcuni tipi di tumori cerebrali che prevedono l'uso di radiazioni, anche a bassa intensità, possono causare calo progressivo nel funzionamento cognitivo.

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Gli interventi terapeutici su alcuni tipi di tumori cerebrali che prevedono l’uso di radiazioni, anche a bassa intensità, possono causare un calo progressivo del funzionamento cognitivo.
A queste conclusioni sono arrivati i ricercatori della VU University Medical Center di Amsterdam, che hanno condotto uno studio sulle capacità cognitive di 65 persone in cura per forme leggere di glioma, uno dei tumori al cervello più comuni e che spesso viene trattato proprio con radioterapia.
Circa la metà dei pazienti coinvolti nella ricerca erano stati sottoposti a radiazioni.

La valutazione ha compreso il livello di attenzione, le abilità di esecuzione di determinati compiti, la memoria verbale, la psicomotricità e la velocità di elaborazione delle informazioni.

La ricerca è stata effettuata dopo 12 anni dal trattamento del tumore.

Forme di disabilità cognitiva sono state riscontrate in tutti i pazienti, con la differenza che coloro che erano stati sottoposti a radiazioni risultavano compromesse nel 53% dei casi rispetto al 27% per quelli che non erano stati sottoposto a radioterapie.

In generale sono risultate più ridotta la capacità di attenzione e la velocità di elaborazione delle informazioni.

Secondo i ricercatori i risultati indicano che la radioterapia è associata, a lungo termine, ad un deterioramento delle capacità cognitive, e che ciò avviene indipendentemente dall’intensità dei trattamenti radioterapeutici.

Secondo gli scienziati olandesi in alcuni casi sarebbe opportuno rinviare il trattamento il più possibile considerando di utilizzarlo solo quando fosse necessario, ciò per mantenere un buon livello di qualità della vita e di status cognitivo.

Lo studio apparso online sulla rivista The Lancet Neurology, è accompagnato da un commento di esperti statunitensi della Mayo Clinic, i quali affermano che i dati forniti dai ricercatori olandesi sono sì interessanti, ma si riferiscono a tecniche radioterapiche già sorpassate, e che quindi i risultati della ricerca andrebbero rivisti sulla base dei moderni sviluppi della radioterapia.

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