Vaiolo delle scimmie in Africa

di Luca Bruno Commenta

Il vaccino contro il vaiolo proteggeva anche dall'infezione di un virus raro, quello del vaiolo delle scimmie, che sembra essersi sviluppato e diffuso con più intensità da quando sono cessate le vaccinazioni contro il vaiolo.

siringhe

30 anni fa veniva effettuato l’ultima vaccinazione contro il vaiolo, dopodichè la malattia, flagello di molte popolazioni nei secoli scorsi è stata ufficialmente dichiarata come scomparsa dal pianeta. Tuttavia l’aver cessato la vaccinazione contro il vaiolo ha permesso lo sviluppo di un nuovo disturbo, conosciuto come “vaiolo delle scimmie”.
Nuovi rapporti medici sostengono che questa malattia si è infatti sviluppata almeno 20 volte di più da quando sono terminate le vaccinazioni contro il vaiolo, come è stato osservato in particolare in una ricerca compiuta nella Repubblica democratica del Congo.

Il virus del vaiolo delle scimmie è stato identificato per la prima volta nel 1950 ed il primo caso sull’uomo è stato registrato nei primi anni ’70.

Il nome del virus deriva dal fatto che è stato osservato per la prima volta su scimmie di laboratorio, anche se gli esperti pensano che esso origini in natura in scoiattoli ed altri roditori.

I sintomi di questa infezione sono molto simili a quelli del vaiolo, con l’unica differenza di una maggior visibilità delle lesioni sulla pelle. Attualmente il virus uccide tra l1 ed il 10% delle persone infettate, e il focolaio più grande osservato ad oggi resta nella repubblica centrafricana del Congo, anche se si è registrato qualche caso anche nel Sudan e, alla metà degli anni 2000 anche negli Stati Uniti.

Negli anni ’80 l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva monitorato il fenomeno, ma poi aveva interrotto le ricerche perchè sembrava che l’incidenza di trasmissione del vaiolo dalle scimmie all’uomo fosse così bassa da non meritare ulteriori monitoraggi. Allo stesso modo l’OMS si era dichiarata contraria all’utilizzo del vaccino contro il vaiolo per contrastare la diffusione di questo nuovo virus.

Eppure, dalla recente ricerca di specialisti di malattie trasmesse tra specie differenti, e recentemente apparsa su Proceedings of the National Academy of Sciences, sembra che il vaccino contro il vaiolo abbia contribuito a proteggere le popolazioni da questa nuova infezione almeno tra l’80 e l’85% dei casi, visto che i due virus sono molto simili.

760 sono stati i casi confermati di vaiolo delle scimmie in nove regioni del paese africano tra il novembre 2005 ed il novembre 2007, periodo per il quale l’incidenza media della malattia è passata dai 0,2 casi su 10.000 persone valutati dall’OMS alla metà degli anni ’80 ai 14,42 casi su 10.000 persone rilevati dal rapporto attuale.

Il vaiolo delle scimmie è stato registrato durante tutto l’anno, senza influenza delle variazioni stagionali, e le aree maggiormente colpite sono quelle che presentano una maggior copertura di foreste, con i maschi ad essere più suscettibili di essere infettati rispetto alle femmine.
L’età media delle vittime è di 11,9 anni e nel 92,1% dei casi si tratta di persone nate dopo che sono cessate le vaccinazioni contro il vaiolo.

Ma l’incidenza reale può essere sostanzialmente più elevata, avvertono i ricercatori, perchè questa è stata valutata solo per i casi più evidenti del male, considerando che le strutture sanitarie in Congo non erano attrezzate per individuare gli anticorpi del virus in persone che hanno dichiarato di essere state colpite dal male, e considerando inoltre che alcune popolazioni erano difficilmente raggiungibili e quindi monitorabili con efficacia.

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