Il pesce protegge dall’insorgenza delle demenze senili

di Luca Bruno

Gli anziani dei paesi in via di sviluppo, la cui dieta è spesso basata sul consumo di pesce, sembra siano a più basso rischio di contrarre disturbi come la demenza senile.

salmone

Gli anziani dei paesi in via di sviluppo, la cui dieta è spesso basata sul consumo di pesce, sembra siano a più basso rischio di contrarre disturbi come la demenza senile.
L’ipotesi è confermata da uno studio condotto su quasi 15.000 adulti di età superiore ai 65 anni cneh vivono Cina, India, Cuba, Repubblica Dominicana, Messico, Perù e Venezuela, e pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Nutrition, e rispecchi quanto già accertato da altri studi che hanno avuto come target le popolazioni dei paesi sviluppati.

A parte l’India, in tutti gli altri paesi è stato confermato il solido rapporto che sussiste tra un forte consumo di pesce e la riduzione del rischio di demenza senile.

Nei partecipanti allo studio, è stato osservato che quanto più pesce viene mangiato durante la settimana tanto più decresce il rischio di demenza senile, fino al 19% in meno qualora il pesce venga consumato tutti i giorni.

I risultati indicano anche che il rapporto tra consumo di pesce e basso rischio di demenza senile non riflette solo i benefici di una dieta salutare, visto che coloro che hanno una dieta in cui è compresa la carne esprimono livelli di rischio più elevati rispetto a coloro che non mangiano mai carne.

I risultati sottolineano i ricercatori, sono basati su un sondaggio che dà un quadro nel presente, ed ulteriori studi sono necessari per verificare la variazione di questo rapporto nel corso del tempo.

Il pesce protegge dall’invecchiamento del cervello, si pensa a causa della presenza nel pesce degli acidi grassi omega 3, che sono presenti in grandi quantità soprattutto in pesci grassi come il salmone, gli sgombri, il tonno bianco.

Ciò viene confermato da studi di laboratorio: l’azione degli acidi grassi omega 3 contribuiscono a proteggere le cellule nervose, limitare l’occorrenza di infiammazioni e prevenire l’accumulo delle proteine amiloidi che hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo del Morbo di Alzheimer.

I ricercatori hanno anche appurato che il rapporto resta costante anche tenendo conto di fattori socioeconomici o legati allo stile di vita, come il fumo, una dieta ricca di frutta e verdura, reddito e livelli di istruzione.

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