L’autismo verrà studiato sui pulcini

di Vito Verna Commenta

La definitiva e completa comprensione dell'autismo sarebbe di giorno in giorno più vicina e, naturalmente, potrebbe rappresentare il vero e proprio punto di svolta per l'elaborazione dei più accurati metodi diagnostici nonché delle più appropriate strategie terapeutiche.

L'autismo verrà studiato sui pulcini

La definitiva e completa comprensione dell’autismo e, più in generale, dei Disturbi dello Spettro Autistico e dei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo, patologie delle quali ancora oggi conosciamo pochissimo, sarebbe di giorno in giorno più vicina e, naturalmente, potrebbe rappresentare il vero e proprio punto di svolta per l’elaborazione dei più accurati metodi diagnostici nonché delle più appropriate strategie terapeutiche.

AUTISMO ED EVOLUZIONE DELLA SPECIE

Proprio in queste ore, infatti, sarebbe giunta notizia che Giorgio Vallortigara, direttore vicario del Centro Interdipartimentale Mente e Cervello della prestigiosissima Università degli Studi di Trento, da sempre famosa in tutta il mondo per la propria brillante Facoltà di Scienze Cognitive che, tra tutte quelle presenti in Italia, sarebbe veramente una delle più all’avanguardia, avrebbe negli scorsi giorni ricevuto un corposo finanziamento, equivalente addirittura a 2,5 milioni di euro, direttamente dall’European Research Council.

NUOVE TECNOLOGIE PER DIAGNOSTICARE SCHIZOFRENIA E PSICOSI

Scopo dell’iniziativa, che rientra nel settimo programma quadro per la ricerca scientifica elaborato dall’Unione Europea per il periodo di tempo compreso tra il 2007 ed il 2013, lo studio delle relazioni sociali e delle abilità cognitive e comunicative nei pulcini di pollo domestico.

AUTISMO E SCLEROSI MULTIPLA INVISIBILI ALLA SOCIETA’

Stando a quanto avrebbe in questi ultimi anni potuto appurare l’equipe coordinata dallo stesso Vallortigara, infatti, ciascun essere vivente vertebrato, sin dalle primissime ore dopo la nascita, comincerebbe avidamente ad osservare i propri simili così che, scrutandoli attentamente, possano capire, nel minor tempo possibile, come comunicare piuttosto che come relazionarsi con l’ambiente circostante e con gli abitanti di codesto habitat.

L’ipotesi, davvero molto interessante e che avrebbe fatto vincere all’Università degli Studi di Trento il summenzionato finanziamento, sarebbe quella che negli individui autistici codesti meccanismi innati siano andati per qualche motivo perduti e, dunque, abbiano fatto venir completamente meno una fondamentale componente dell’apprendimento umano.

Sarà ora compito del CIMeC, entro i prossimi 5 anni, scoprire come e perché ciò avverrebbe nonché, naturalmente, cercare di elaborare una strategia terapeutica che possa definitivamente correggere questa peculiare e particolare caratteristica.

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