
Ebbene, stando a quanto rilevato dal CENSIS in questo primo anno di attività, i malati di sclerosi multipla e di autismo, le malattie estremamente invalidanti sulle quali si sarebbe concentrata l’attenzione del progetto in questione, sarebbero letteralmente abbandonati a se stessi o, per lo meno, lo sarebbe nel lasso di tempo, purtroppo sempre più ampio, che intercorrerebbe tra individuazione dei primi sintomi da parte del soggetto, della famiglia del soggetto o del medico di medicina generale e diagnosi da parte dello specialista.
MALATI DI SCLEROSI MULTIPLA
A carico dell’assistenza socio-sanitaria rivolta ai malati di sclerosi multipla, in particolare, sarebbero da attribuire, stando al resoconto pubblicamente e gratuitamente visionabile nonché scaricabile agli indirizzi internet censis.it e fondazioneserono.org, le seguenti gravissima carenze:
– lentezza nell’individuazione della malattia (addirittura il 29,5% dei pazienti avrebbe ricevuto trattamenti per differenti malattie)
– mancanza di un adeguato supporto sociale (un malato su tre, avrebbe voluto o dovuto rinunciare, prima dei 40 anni, a qualsiasi forma di interazione sociale cominciando a vivere, perennemente, entro le mura domestiche)
– mancanza di un’adeguata assistenza psicologica (circa il 29% dei pazienti, per lo meno nelle fasi iniziali della malattia, avrebbe la tendenza a nascondere, presso amici, familiari e parenti, la sofferenza che la patologia gli causerebbe per paura di rendere evidente la propria debolezza)
– mancanza di un’adeguata assistenza infermieristica domiciliare (il 62,8% delle famiglie dei pazienti sarebbe costretto a curare il malato autonomamente)
MALATI DI AUTISMO
A carico dell’assistenza socio-sanitaria rivolta ai malati di autismo in particolare, sarebbero da attribuire, stando al resoconto pubblicamente e gratuitamente visionabile nonché scaricabile agli indirizzi internet censis.it e fondazioneserono.org, le seguenti gravissima carenze:
– lentezza nell’individuazione della malattia (addirittura il 13,5% dei pazienti avrebbe atteso, per la formulazione di una corretta diagnosi, oltre tre anni)
– mancanza di un’adeguato supporto economico (oltre la metà degli interventi cognitivo-comportamentali sarebbero a carico delle famiglie dei pazienti)
– mancanza di un adeguato supporto socio-educativo (solamente il 13,2% dei pazienti frequenterebbe con regolarità un qualsiasi istituti di istruzione)
– mancanza di un’adeguata assistenza infermieristica domiciliare (addirittura il 25,9% delle madri sarebbe costretta a rinunciare al lavoro per riuscire ad assistere adeguatamente il malato).
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