Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) cause e terapia

di Redazione

Che cosa è il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività noto anche con il l’acronimo ADHD? Si tratta di un disordine neurocomportamentale che colpisce in media il 3-5 % di tutti i bambini in modo più o meno grave: come si evince dal nome l’ADHD interferisce con la capacità di una persona di rimanere su un compito e di esercitare l’inibizione adatta alla loro età (cognitiva o cognitiva e comportamentale). E’ anche definito comeun disturbo evolutivo dell’autocontrollo. Può essere presente anche negli adulti.

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Cause

Non è facile comprendere le cause del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), non si conoscono ancora bene a fondo anche se sono stati individuati dei fattori che sembrano essere particolarmente pregnanti, come la genetica. L’ADHD infatti tende ad essere ricorrente in alcune famiglie: la ricerca scientifica mostra come genitori e fratelli di un bambino con ADHD hanno da quattro a cinque volte più probabilità di avere il medesimo problema, magari non diagnosticato perché meno evidente. Tuttavia, il modo in cui l’ADHD si trasmette non è stato ancora chiarito: è probabile che non si tratti dell’alterazione di un singono gene a provocarlo. Gli studi scientifici al riguardo hanno individuato ad esempio una serie di possibili differenze nel cervello di persone con ADHD rispetto a quelle che non hanno la condizione, anche se l’esatto significato di tali particolari non è stato ancora definito. Non tutte le ricerche portano inoltre nella stessa direzione (alcune scansioni cerebrali suggeriscono aree del cervello più piccole in persone con ADHD, mentre altre aree possono essere più grandi.) Gli studi hanno inoltre dimostrato come il cervello di bambini con ADHD, possa impiegare anche 2-3 anni in più rispetto alla norma.

Tra le cause si pensa anche ad uno squilibrio o mal funzionamento di alcuni neurotrasmettitori. Sono inoltre stati evidenziati altri aspetti più facilmente verificabili che sembrano avere un ruolo nello sviluppo di ADHD, tra cui:

  • Nascita prematura (prima della 37 ° settimana di gravidanza)
  • Basso peso alla nascita
  • Danni cerebrali fetali o nei primi anni di vita
  • Abuso di alcol, fumo o droghe durante la gravidanza
  • Esposizione ad alti livelli di piombo.

Rimaniamo però nell’ipotetico. Le statistiche evidenziano questi fattori comuni alla nascira di molti bimbi che però non sono ancora stati evidenziati e confermati da studi scientifici ad hoc. Probabilmente un insieme di tutti i fattori enunciati tra le cause possono contribuire in diverse modalità e a seconda ei casi tutte ancora da scoprire.

 

 

Sintomi

E’ anche un disturbo difficile da diagnosticare e per questo anche da trattare efficacemente. Tra i sintomi premonitori di ADHD troviamo l’incapacità di ascoltare le istruzioni, quella ad organizzarsi il quotidiano ed il lavro scolastico, giocherellare con le mani ed i piedi, parlare troppo, lasciare progetti, lavori e compiti a casa non finiti, difficoltà di attenzione e quindi di percepire o esporre i dettagli delle cose.
Ci sono diversi tipi di ADHD: uno prevalentemente disattento, uno iperattivo-impulsivo, e un sottotipo combinato. L’ADHD è di solito diagnosticata durante l’infanzia, anche se la condizione può continuare negli anni adulti.

 

Esistono cure?

Esistono cure anche se il tema è molto dibattuto: il percorso terapeutico abituale può includere farmaci come il metilfenidato (Ritalin) o destroanfetamina (Dexedrine), che sono stimolanti che diminuiscono impulsività e iperattività aumentano l’attenzione. Ma la maggior parte degli esperti concorda sul fatto che il trattamento per l’ADHD dovrebbe affrontare molteplici aspetti del funzionamento dell’individuo e non essere limitato all’utilizzo di soli farmaci. Il trattamento deve includere la gestione della classe, l’educazione dei genitori (per affrontare la disciplina e stabilire limiti e definizioni), e tutoraggio e / o di terapia comportamentale per il bambino.

Non si guarisce del tutto, ma si può trovare il modo di conviverci.

 

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Fonte: Nih.gov

 

Foto: Thinkstock

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