Il sistema immunitario è in grado di riconoscere il virus H1N1

di Luca Bruno Commenta

Come dimostra uno studio recente, il virus dell'influenza suina che impazza nel mondo in questo periodo non è del tutto sconosciuto al sistema immunitario dell'uomo.

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Il virus dell’influenza suina che impazza nel mondo in questo periodo non è del tutto sconosciuto al sistema immunitario dell’uomo, come dimostra uno studio recente, il che potrebbe ridurre di gran lunga le preoccupazioni legate alla diffusione pandemica del male ed alla sua pericolosità.
Stampa e mezzi di informazione hanno in questi mesi informato la popolazione sul fatto che il virus dell’influenza suina è un microrganismo di un genere completamente nuovo, e quindi il sistema immunitario non sarebbe in grado di difendersi adeguatamente.

In realtà sembra che la gravità delle infezioni finora verificatesi non sia stata maggiore di quella di una comune influenza stagionale.

Sembra che il motivo per cui il virus dell’influenza suina non è più pericoloso delle altre forme di influenza risieda nel fatto che il sistema immunitario è in grado di attuare una certa protezione contro di questo grazie al fatto di essere stato precedentemente esposto al virus influenzale.

Lo conferma un recente studio condotto da ricercatori statunitensi del La Jolla Institute’s Center for Infectious Disease per il quale l’equipe ha analizzato un database raccolto dall’U.S. National Institutes of Health investigando sulla reazione delle cellule del sistema immunitario di fronte all’attacco dei virus dell’influenza suina.

Hanno così scoperto che il 17% dei linfociti B, è in grado di riconoscere il virus grazie a precedenti esposizioni ad altri virus influenzali. Questi producono dunque gli anticorpi nel sangue tentando di colpire il virus prima che esso si diffonda nelle cellule.

Il 69% dei linfociti T,il cui compito è quello di attaccare il virus nelle cellule infettate sembra inoltre essere in grado di individuare il virus proprio grazie alla memoria di precedenti infezioni. Non è ancora chiaro quale sia il livello di immunità sufficiente per essere protetti, ma in ogni caso è chiaro che le cellule T precedentemente esposte all’influenza stagionale sono in grado di rendere l’attacco del virus H1N1 meno grave.

I ricercatori non negano che il vaccino sia utile, soprattutto per le persone maggiormente a rischio, come bambini, anziani, donne in gravidanza ed immunodepressi, ma le osservazioni riportate nel loro studio possono servire a rendere meno preoccupante l’idea di essere colpiti dal virus per coloro che non sono stati vaccinati.

Fonte HeathDay

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