Malattie infiammatorie intestinali fattore di rischio per la tromboembolia

di Luca Bruno Commenta

Le persone che presentano malattie infiammatorie intestinali hanno molta più probabilità di sviluppare coaguli ematici, e quindi hanno un rischio maggiore di attacchi cardiaci e malattie cardiovascolari.

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Le persone che presentano malattie infiammatorie intestinali hanno molta più probabilità di sviluppare coaguli ematici, e quindi hanno un rischio maggiore di attacchi cardiaci e malattie cardiovascolari. Per questa ragione sarebbe opportuno che essi si sottoponessero a trattamenti terapeutici preventivi.

E’ quanto emerso da uno studio condotto nel Regno Unito da ricercatori dell’Università di Nottingham, dove sono stati esaminati i dati provenienti da più di 13.000 persone affette da malattie infiammatorie intestinali, dati che sono stati confrontati con quelli di 71.000 persone sane.

Nel corso degli anni nei quali è stata monitorato il campione, tra il 1987 ed il 2001, 304 persone sono state colpite da tromboembolia venosa, un coagulo nel sangue che colpisce le vene profonde, soprattutto negli arti inferiori, e che può provocare anche problemi ai pomoni ed al cuore.

Nel complesso le persone con malattie infiammatorie intestinali sono risultati avere una possibilità superiore di 3,4 punti di sviluppare coaguli ematici in generale con punte di 8 e 16 volte superiore durante un picco dell’infiammazione e se questa avviene fuori dall’ambito ospedaliero.

Lo studio, pubblicato sulla rivista The Lancet, rivela quindi come questo tipo di disturbo sia da aggiungersi ai fattori di rischio già noti della tromboembolia venosa, come l’immobilità, le gravidanze, i contraccettivi orali ed i traumi.

Un fattore di rischio decisamente superiore per importanza rispetto a quanto si riteneva in passato.

Fonte HealthFinder

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