Troppi zuccheri possono causare insufficienza cardiaca

di Fabiana Commenta

Secondo un recente studio assumere troppi zuccheri e troppo amido può causare problemi cardiaci

cuoreTroppi zuccheri fanno male al cuore e non di rado gli individui tendono ad assumere un quantitativo eccessivo di zuccheri nell’arco della giornata, anche inconsapevolmente.

E secondo un recente studio condotto dai ricercatori dell’Università del Texas, Health Science Center, di Houston (UTHealth) e pubblicato sul Journal of the American Heart Association, troppi zuccheri nella dieta rappresentano non solo la causa di obesità e carie, ma possono anche rappresentare il rischio concreto di sviluppare insufficienza cardiaca. 

 

Potenziale responsabile dell’insufficienza cardiaca sarebbe una piccola molecola, il glucosio 6-fosfato (G6P) che si accumula assumendo troppo zucchero o troppo amido.

La molecola G6P rappresenta la causa di stress per il cuore: è proprio questo tipo di stress che va a modificare le proteine muscolari e provoca un danno alla funzione di pompaggio del cuore, l’insufficienza cardiaca che nei casi più gravi può essere addirittura letale.

Attualmente si può intervenire con i diuretici per controllare il sangue, beta-bloccanti e ACE-inibitori per abbassare lo stress sul cuore e consentire un pompaggio più efficiente, ma è pur vero che forse sarebbe sufficiente controllare anche l’alimentazione. 

 

Gli zuccheri non si assumono solo attraverso le caramelle o attraverso le bibite gassate, ma anche inconsapevolmente attraverso alimenti che a prima vista sembrano non contengano zuccheri e amido in eccesso. Sarebbe importante controllare con attenzione le etichette e leggere bene gli ingredienti indicati sui prodotti acquistati.

MANGIARE UVA CONTRO L’INSUFFICIENZA CARDIACA

Il problema di un’alimentazione troppo ricca di zuccheri e di amido consiste nel fatto di peggiorare la salute del cuore soprattutto nel caso in cui sia già provato da altre malattie come la pressione alta.

Lo studio americano è stato condotto all’inizio su un modello animale e sui tessuti cardiaci prelevati da pazienti con un dispositivo di assistenza ventricolare: in entrambi i casi si è scoperto che effettivamente la molecola G6P ha causato realmente il danno cardiaco. 

 

Foto Thinkstock

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>