Influenza suina e polmonite da pneumococco: aumentano i casi?

di Luca Bruno

Se è normale che con l'aumento dei casi di influenza stagionale ci sia un aumento di infezioni da pneumococco, la tendenza quest'anno sembra essere superiore che in passato.

vaccino

Se è normale che con l’aumento dei casi di influenza stagionale ci sia un aumento di infezioni da pneumococco, la tendenza quest’anno sembra essere superiore che in passato.
E’ quanto rivela il direttore del massimo organismo di controllo della salute americano, Centers for Disease Control and Prevention’s National Center, sostenendo che tale aumento è segnalato soprattutto tra la popolazione più giovane che è colpita dal virus H1N1, quello dell’influenza suina.

I tassi elevati di questo male potrebbero ben presto mettere in allarme gli esperti soprattutto perchè, sembra che esso colpisca in particolar modo gli adulti giovani, in generale più resistenti a questo tipo di infezioni batteriche.

Se i casi più gravi di influenza e polmonite si verificano tra le persone anziane, oltre i 65 anni, i più giovani sono più sensibili all’infezione virale del nuovo tipo di influenza perchè possiedono meno barriere difensive all’insorgere del disturbo, a causa delle minori possibilità di aver sviluppato in passato la resistenza al virus.

L’organo di controllo statunitense ha dunque istituito un programma di monitoraggio, denominato Active Bacterial Core dove si tiene traccia delle infezioni da pneumococco nel paese, prendendo in considerazione 10 diverse località.

In una di queste, Denver, in Colorado, dove in ottobre generalmente si registrano 20 casi di infezione da pneumococco, quest’anno i casi sono stati 58, e nei due terzi dei casi tale evento si è verificato nella fascia di età compresa tra i 20 ed i 60 anni. Secondo gli esperti questo aumento significativo potrebbe essere analogo anche in altre località.

La polmonite da pneumoocco si verifica quando i batteri, che di solito risiedono nel naso e della gola, si insinuano verso le basse vie respiratorie, fino ai polmoni, a causa del fatto che l’infezione influenzale ha indebolito il rivestimento dei polmoni.

I fumatori, i diabetici, chi ha problemi cardiaci cronici ai polmoni e malattie del fegato, gli affetti da HIV, sono da considerare tra le persone ad alto rischio di contrarre influenza o polmonite, e per i funzionari dell’organo di controllo dovrebbero essere sottoposti a vaccino.

Dati recenti dimostrano che in queste categorie a rischio, e sotto i 65 anni di età, sono appena il 25% coloro che hanno ricevuto il vaccino.

Sulla base di dati recenti gli effetti collaterali del vaccino, nella maggior parte dei casi sono minimi, ed i responsabili del CDC ritengono che il vaccino sia sicuro, anche se si sta monitorando l’incidenza di una malattia neurologica rara, la sindrome di Guillain-Barrè, che era stata segnalata nel 1976 in occasione di un programma di vaccinazione su vasta scala.

Finora i casi dell’insorgenza di questo disturbo, negli Stati Uniti, sono stati 10 su milioni di persone vaccinate, numeri che sono assolutamente in sintonia con quelli occorsi nelle precedenti campagne di vaccinazione e quindi che non destano alcuna preoccupazione.

Fonte HealthNews

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