In aumento i problemi all’udito legati alla musica troppo alta

di Luca Bruno

Un indagine condotta da ricercatori della Varderbilt University in collaborazione con il famoso network musicale MTV e pubblicata nella versione online di Journal of Pediatrics, ha rilevato una forte diffusione nella tendenza ad ascoltare la musica ad un volume elevato.

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Un indagine condotta da ricercatori della statunitense Vanderbilt University in collaborazione con il famoso network musicale MTV e pubblicata nella versione online di Journal of Pediatrics, ha rilevato una forte diffusione nella tendenza ad ascoltare la musica ad un volume elevato.
Quasi la metà degli intervistati nel sondaggio ha affermato di aver avuto perdita di udito e tinnito, termine scientifico con il quale si descrive un persistente ronzio nelle orecchie, dopo essere stati esposti a volumi sonori elevati.

Il 75% degli intervistati possedeva un lettore di MP3 ed il 24% lo ascoltava per più di 15 ore alla settimana.

La metà dei partecipanti al sondaggio ha dichiarato di ascoltare la musica del lettore MP3 tra il 75 ed il 100% del volume massimo, il quale, secondo i ricercatori, è più del livello sonoro consentito ed approvato dalle leggi per coloro che lavorano in ambienti rumorosi.

Un altro dato significativo è che l’89% degli intervistati ammette di aumentare ulteriormente il volume dei dispositivi sonori nel caso si trovi in mezzo al traffico o in ambienti rumorosi.

Gli scienziati dell’università statunitense sostengono che la perdita dell’udito è un dato così diffuso da esser diventato la norma, e che circa il 90% delle persone al di sopra dei 60 anni manifesta problemi di udito.

L’indagine ha anche avuto i suoi riscontri positivi, come il fatto che il 32% degli intervistati ritiene quello della perdita dell’udito un problema serio da tenere in considerazione.

Confrontando i dati del recente questionario con quelli ottenuti da un’analoga inchiesta realizzata nel 2002, i ricercatori hanno scoperto che sono sempre di più le persone consapevoli del problema, e che la maggior parte di loro, se debitamente informate, per esempio attraverso opportune campagne di prevenzione lanciate sui media, sarebbero disposte ad attuare considerevoli modifiche al loro comportamento, utilizzando volumi meno alti e proteggendo meglio l’apparato uditivo.

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