Trasformare le cellule cardiache per riparare i tessuti del muscolo cardiaco danneggiati

di Luca Bruno

Riparare i tessuti danneggiati invece di ricorrere a trapianti o organi artificiali, ecco una delle branche di studio della "medicina rigenerativa".

cellule

Due recenti studi hanno evidenziato dei sensibili passi avanti nel campo della cosiddetta “medicina rigenerativa“, una branca di studi che esplora la possibilità di riparare gli organi danneggiati invece che utilizzare trapianti o organi artificiali.
Il primo dei due, apparso sulla rivista Cell e realizzato da un’equipe di ricercatori del Gladstone Institute of Cardiovascular Disease presso l’Università della California a San Francisco, ha dimostrato la possibilità di trasformare normali cellule, chiamate fibroblasti in cellule del cuore.

Se già i ricercatori che lavorano sulle cellule staminali sono stati in grado di riprogrammare questo tipo di cellule grazie all’utilizzo di un gruppo di geni, per farle ritornare ad uno stato simile a quello delle cellule embrionali, il lavoro recente ha individuato quei geni in grado di trasformare i fibroblasti i cellule del cuore, meglio note con il nome di cardiomiociti.

Tre i geni utilizzati nei fibroblasti di un topo da laboratorio che hanno permesso a queste cellule normali della struttura dell’organo cardiaco di trasformarsi in cellule del muscolo cardiaco vere e proprie.

Sono circa 20 anni, spiegano i ricercatori, che si tenta questo processo di conversione cellulare, il segreto sta tutto nella giusta combinazione di geni nella giusta dose.

Le cellule trasformate, immesse in topi vivi, si sono convertite in cellule del muscolo cardiaco in circa un giorno.

Quando si subisce un attacco cardiaco le cellule del cuore muoiono a causa della carenza di ossigeno. Se queste muoiono in grande quantità si verificano insufficienza cardiaca e talvolta anche il decesso.

E’ questo il motivo che spinge gli scienziati a scoprire in quali modi si può rigenerare questi tessuti danneggiati.

La ricerca ha ancora tuttavia bisogno di molti anni ancora prima che quanto realizzato sui topi possa essere realizzato in egual modo sull’uomo.

Il secondo studio, condotto da un team della Stanford University in California ha invece puntato la sua attenzione sulla capacità di alcuni anfibi, le salamandre, di rigenerare i tessuti.

Confrontati con i mammiferi, spiegano gli esperti, gli anfibi dimostrano una capacità molto più elevata di rigenerare i tessuti, e la ricerca ha voluto esplorare quale fosse il motivo. Già in passato era stato osservata la presenza di uno specifico gene, retinoblastoma o Rb, che ha nei mammiferi il compito di soppressore del tumore, uno scotto da pagare al processo evolutivo ed uno dei motivi per cui nei mammiferi si è persa la capacità di rigenerare così efficacemente i tessuti come accade nelle altre specie meno evolute.

I ricercatori hanno però scoperto anche un secondo gene, denominato ARF che sarebbe coinvolto in questo processo inibitorio della crescita cellulare.

Bloccando entrambi nelle cellule del cuore in topi da laboratorio i ricercatori hanno osservato come le cellule riattivano la capacità di crescere e dividersi.

La chiave sarà quella di riuscire a padroneggiare questo processo, evitando che la proliferazione cellulare non si trasformi in crescita disordinata e dunque tumori.

La ricerca, di recente pubblicata su Cell Stem Cell, si conclude anticipando che analoghe sperimentazioni saranno prossimamente compiute anche su altri organi.

Fonte ReutersHealth

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