Come il virus evita lo sfratto dalla cellula

di Luca Bruno Commenta

Scoperto il meccanismo che il virus mette in campo per impedire alla cellula ospite di difendersi e di espellerlo.

virus

Un’infezione virale è come un ospite indesiderato che mette a punto tutta una serie di sotterfugi per non essere cacciato dalla cellula che lo ospita.
E’ questo il meccanismo con cui funzionano i virus, ed un recente studio realizzato da ricercatori del Salk Institute ha voluto approfondire quale sia il meccanismo che il virus mette in campo per impedire alla cellula ospite di difendersi e di espellerlo.
La ricerca si è appuntata sul virus dell’herpes simplex che, come tutti gli altri virus, ha bisogno di una cellula ospite per potersi replicare e diffondere. Il primo importante ostacolo che esso trova è proprio il sistema di difesa della cellula, in particolare due proteine, RNF8 e RNF168, che agiscono nel caso si verifichi una qualche anomalia o danneggiamento del DNA della cellula.

Il virus quindi ha la necessità di impedire alle proteine in questione di svolgere il proprio lavoro, e lo fa opponendo a queste una proteina, denominata ICP0, che non permette ai “guardiani” della cellula, RNF8 ed RNF16, di segnalare il danno “taggando” la parte della cellula malata con apposite proteine denominate ubiquitine.

In mancanza della segnalazione del danno al DNA o dell’anomalia, la cellula non reagisce quindi all’attacco del virus che a questo punto può continuare ad agire indisturbato nella sua opera di duplicazione di se stesso.

I risultati della ricerca sottolineano l’importanza di tale marcatura o “taggatura” della parte malata della cellula, sostenendo che è proprio questo il campo di battaglia su cui si confrontano l’apparato difensivo della cellula e quello offensivo del virus.

Una scoperta che in generale potrebbe anche essere allargata ad altri tipi di infezioni virali: la marcatura dei danni al DNA è il meccanismo di difesa della cellula, ed è anche il meccanismo sul quale agisce il virus per garantirsi la sopravvivenza.

La ricerca sarà prossimamente pubblicata su The EMBO Journal.

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