Classificazione antinfiammatori (alternativi al nimesulide)

di Fabiana Commenta

Non solo nimesulide, pericoloso per il fegato: esistono molti altri infiammatori

In farmaci di marca o generico, il nimesulide resta uno degli antinfiammatori più diffusi anche per poter curare diversi disturbi, tra cui anche l’artrosi. Ma in molti Paesi europei è ormai vietato prescrivere il nimesulide: troppi gli effetti collaterali anche molto gravi che possono essere causati dall’assunzione prolungata del nimesulide, primi fra tutti danni epatici di varia entità. E allora come è possibile riuscire a gestire un dolore cronico?

Le alternative al nimesulide esistono, ma è necessario consultarsi con il proprio medico di base che saprà consigliare le giuste dosi dopo aver valutato il dolore del paziente in una scala che va da 1 a 10. La legge 38 del 2010 prevede che il paziente riceva una giusta copertura del proprio dolore che non può essere sottovalutato dal medico. Ecco alcune indicazioni per poter sostituire il nimesulide (ovviamente dopo il consulto con il proprio medico di base).

Se il dolore è lieve è possibile assumere il paracetamolo, un antinfiammatorio che abbassa la febbre e ha un effetto analgesico anche se non molto forte. Consigliati i 3 gr nell’arco di 24 ore (pari a 6 compresse da 500 gr). Può risultare tossico per il fegato se si supera la dose limite. Per il dolore medio è possibile assumere i Fans (aspirina, ibrupofene, naprossene): non superare la dose di 400 gr al giorno e non più di 15 giorni alla volta. I Fans possono causare bruciori di stomaco e ulcera fra gli effetti collaterali più gravi e non sono indicati a chi ha avuto un ictus o un infarto.

Per il dolore forte è possibile assumere gli oppiacei deboli (come tradamolo o codeina), ma solo dietro prescrizione medica. In questo caso vanno assunti da 10 a 20 gr. Al giorno in base al tipo di dolore, ma possono provocare nausea o vomito. Per il dolore acuto si parla addirittura alla morfina o al fentanil che vengono somministrati però nel post intervento e in oncologia: in questo caso la posologia varia a da caso a caso in base al paziente, ma possono causare senso di confusione, torpore o stordimento. 

 

Foto Thinkstock

 

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