Ecstasy per migliorare gli effetti della psicoterapia

di Luca Bruno

Una sostanza promettente nelle terapie con pazienti affetti da disordine da stress post-traumatico.

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L’ecstasy sperimentato in un particolare contesto, quello per il trattamento terapeutico di pazienti affetti da stress post-traumatico, sembra dimostrare una certa efficacia.
Lo rivela un piccolo studio di recente apparso sulla rivista Journal of PsychoPharmacology, una ricerca realizzata su un campione relativamente ridotto di pazienti, tutti veterani militari.
I ricercatori pensano che il farmaco riduca la paura che talvolta frena i pazienti dall’ottenere risultati soddisfacenti quando sottoposti a psicoterapia.

Il campione di pazienti è stato selezionato con criteri rigorosi, affetti da disordine da stress post-traumatico da molti anni e per i quali erano già fallite terapie convenzionali solitamente applicate nel caso.

Per evitare problemi, i medici hanno escluso anche pazienti con precedenti di psicosi o dipendenza da sostanze.
Due sedute di psicoterapia di otto ore ripartite in due settimane è stato il programma di intervento terapeutico, al quale i pazienti si presentavano dopo aver assunto, per un gruppo una dose di ecstasy e per un altro una dose placebo.

Due mesi dopo, 10 dei 12 pazienti trattati con ecstasy hanno risposto positivamente al trattamento, mentre nel gruppo placebo solo 2 su 8 hanno avuto analoghi risultati.

Non ci sono stati effetti negativi derivanti dall’uso del farmaco durante la ricerca, che in parte è stata finanziata e sostenuta dalla Multidisciplinary Association for Psychedelic Studies.

Lo psichiatra Michael Mithoefer, che ha condotto la ricerca, l’ecstasy o MDMA, prima essere utilizzato come sostanza stupefacente e psicotropa era stato a lungo sperimentato da psichiatri e terapeuti per aumentare le potenzialità curative della psicoterapia.

Nella psicoterapia per curare il disordine da stress post-traumatico spesso i pazienti sono invasi da forti emozioni che non riescono ad elaborare, restano quindi emozionalmente “paralizzati” e non migliorano.

L’MDMA, il nome scientifico dell’ecstasy, sembra favorire nel paziente una predisposizione d’animo ottimale per sottoporsi alla terapia, mettendolo in grado di elaborare il trauma senza essere paralizzato o sopraffatto da emozioni e sentimenti intensi.

Il passo successivo dei ricercatori sarà quello di intraprendere una sperimentazione di più vasta portata, sempre su veterani militari, prima di testare il farmaco su gruppi più ampi di persone.

Per precauzione il team ha inoltre seguito i pazienti per verificare se questi, a lungo termine, potrebbero essere indotti ad utilizzare l’ecstasy come droga, e finora i dati hanno dato risposte rassicuranti in merito.

Fonte BBCNews

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