Alzheimer, tutte le cause e prevenzione possibile

di Cinzia Iannaccio

La malattia di Alzheimer, spesso definita anche come “morbo” rappresenta la forma di demenza degenerativa più frequente in assoluto: in Italia ne soffrono circa 500.000 persone e secondo le statistiche più recenti quasi 27 milioni di individui in tutto il mondo (prevalentemente donne). Non a caso è considerata alla stregua di una epidemia del nuovo millennio a cui prestare particolare attenzione in termine di ricerca scientifica e non solo, anche a causa del crescente numero di casi ogni anno, oltre che dei costi in termini socio economici che comporta.Ma quali sono le cause?

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Cause di Alzheimer

L’Alzheimer, come altre forme di demenza, è caratterizzato da una perdita delle capacità mentali, determinate da una progressiva morte delle cellule cerebrali. Il cervello cioè si atrofizza poco a poco e tende a non funzionare più. Non si sa esattamente cosa provochi l’inizio di questo processo degenerativo. Sono all’attenzione degli scienziati alcuni aspetti particolari, ma di cui vanno studiati bene ancora i meccanismi scatenanti e reattivi. Si sa ad esempio che nel cervello delle persone affette da malattia di Alzheimer sono state trovate quantità anomale di alcune sostanze come le proteine (con le cosiddette placche amiloidi), fibre ed una sostanza chimica chiamata acetilcolina: queste sono state confermate come responsabili di ridurre il funzionamento dei neuroni (le cellule nervose che trasportano i messaggi da e verso il cervello), distruggendoli gradualmente nel tempo, ed arrivando a danneggiare irreversibilmente intere aree cerebrali, come la materia grigia (garante del funzionamento dei pensieri) e l’ippocampo ( della memoria).

Fattori di rischio

Non si sa cosa attivi questi meccanismi, probabilmente una serie di fattori, ed alcuni sono stati anche identificati, almeno come capaci di aumentare il rischio di sviluppare la malattia. Sono i seguenti:

  • Età

L’età è il fattore più importante nello sviluppo della malattia di Alzheimer. La probabilità di sviluppare la malattia raddoppia ogni cinque anni dopo aver raggiunto i 65 anni di età. Tuttavia, la malattia può insorgere anche più precocemente: 1 diagnosi ogni 20 riguarda persone con meno di 65 anni (anche di 40 anni).

  • Familiarità

C’è un rischio genetico nell’incappare in questa malattia, seppur molto piccolo, se si ha un parente stretto che ne è affetto. Se più di un familiare ha invece sofferto di questa malattia il rischio può essere maggiore e dunque può essere consigliato di sottoporsi ad una consulenza genetica e neurologica al riguardo.

  • Sindrome di Down

Le persone con sindrome di Down sono a più alto rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer: questo accade perché il difetto genetico che ne è alla base, può provocare nel tempo un accumulo di placche amiloidi.

  • Colpo di frusta e lesioni alla testa

Le persone che hanno avuto un trauma cranico grave o un grave colpo di frusta (un infortunio al collo provocato da un improvviso movimento della testa) sono stati individuati come maggiormente a rischio (a livello statistico) di sviluppare la malattia di Alzheimer. Ma si parla di infortuni, seri, gravi per l’appunto..

  • Malattie cardiovascolari

La ricerca scientifica ha anche in questo caso dimostrato come diversi fattori di stile di vita e condizioni associate a malattie cardiovascolari possono aumentare il rischio di incappare in questa forma di demenza. Questi includono: fumo , obesità, diabete, pressione alta, colesterolo alto.

 

Prevenzione Alzheimer

Eliminare o tenere sotto controllo tutti i suddetti fattori di rischio legati allo stile di vita può sicuramente contribuire a ridurre il pericolo di incappare in questa malattia. Alcune ricerche spiegano inoltre come statisticamente parlando i tassi di demenza sono più bassi nelle persone che rimangono mentalmente, fisicamente e socialmente attive. Non esistono al momento conferme sull’efficacia assoluta e determinante di alcune terapie attualmente utilizzate nella prevenzione (statine, Terapia ormonale sostitutiva, Vitamina E o Fans ), cioè non escludono del tutto lo sviluppo della malattia.

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Fonte: Nhs.uk

Foto: Thinkstock

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