Geni influenzano il parto prematuro

di Luca Bruno

Alcune variazioni del DNA sembrano giocare un ruolo fondamentale nell'influenzare il parto prematuro.

nascita

Alcune variazioni del DNA sembrano giocare un ruolo fondamentale nell’influenzare il parto prematuro. E’ quanto viene sostenuto in uno studio realizzato da ricercatori del US National Institutes of Health che ha scoperto una serie di queste varianti sia nel corpo delle madri che in quello dei piccoli nati prematuramente.

Il parto prematuro è una delle maggiori minacce per la futura salute del bambino, e le cause di questo sono poco conosciute, anche se infezioni e altre complicazioni mediche sono sicuramente coinvolte.

Grazie a questo studio si è cominciato ad identificare uno dei motivi per cui questo può accadere.

I ricercatori, che hanno esaminato 700 varianti del DNA in un gruppo di 190 geni sia in donne che hanno avuto un parto prematuro sia in donne che hanno partorito in tempi normali, pensano che le variazioni identificate possano, se aumentano la loro influenza, stimolare le risposte del sistema immunitario che possono condurre al parto prematuro.

Anche il sangue del cordone ombelicale dei neonati è stato testato per valutare la presenza di queste variazioni genetiche, fino ad individuarne alcune che si trovano più sovente nelle condizioni di nascite premature.

In particolare i bambini che presentavano un gene specifico, il recettore dell’interluchina 6 avevano un maggior probabilità di nascere prematuramente.

Un gene che può essere altamente rivelatore, perchè si sa che è prodotto dalle cellule in risposta a determinate infezioni e che è coinvolto nei processi infiammatori.

Elevati livelli di interleuchina 6 nel liquido amniotico e nel sangue fetale sono stati dunque collegati al parto prematuro.

Il dott. Roberto Romero, che ha guidato l’equipe di ricercatori nello studio, suggerisce che l’ipotesi più probabile è che tali geni stimolano una risposta come il parto prematuro in alcune situazioni in cui l’ambiente interno dell’utero diventa sfavorevole, e potrebbe minacciare la sopravvivenza di madre e figlio.

Quando occorre un’infezione nell’utero insomma, il sistema immunitario spingerebbe per il parto prematuro, liberando in questo modo l’organismo materno dai tessuti infetti, preservando così la possibilità della madre di avere ulteriori gravidanze in futuro.

Questo studio potrebbe essere di aiuto nello sviluppo di un test affidabile per identificare le gravidanze a rischio, che potrebbe essere di vitale importanza per proteggere i parti più vulnerabili.

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