Ripetitori telefonici e rischio di tumori infantili: non c’è correlazione

di Luca Bruno Commenta

Su modelli matematici i ricercatori britannici hanno appurato non esserci una correlazione evidente tra la vicinanza con i ripetitori telefonici ed un aumento di rischio per tumori infantili.

ripetitore

Secondo un gruppo di ricercatori britannici della Imperial College of London School of Public Health, non ci sono prove evidenti che vivere vicino ai ripetitori per la telefonia cellulare aumenti il rischio di tumori infantili.
La ricerca in una prima fase ha individuato 1.926 casi di tumori infantili occorsi in Gran Bretagna dal 1999 al 2001. Di questi, per 529 casi non è stato possibile determinare l’ubicazione della madre rispetto ai ripetitori radiomagnetici, ma per il rimanente gruppo di 1397 casi invece ciò è stato reso possibile.

Ognuno dei restanti casi di tumore infantile registrato è stato in seguito comparato con altri quattro bambini sani della stessa età e sesso e con le stesse caratteristiche demografiche.

Nella seconda fase dello studio il team ha raccolto dati dettagliati sugli 81.781 ripetitori telefonici operativi nel paese in quel periodo, dati che comprendevano l’ubicazione di ogni torre, l’altezza, la potenza sviluppata ed il numero di antenne.

Nella terza fase della ricerca è operata una valutazione dei dati raccolti incrociandoli insieme. A quanto è risultato non vi è stata prova evidente di una correlazione tra l’insorgere di tumori infantili e le torri dei ripetitori.

Solo in uno dei modelli matematici elaborati si è registrata una differenza statisticamente significativa: una maggior esposizione alle radiofrequenze associata ad un rischio minore di tumori al cervello ed al sistema nervoso centrale.

Un risultato questo che sembra essere in sintonia, secondo il Los Angeles Times che riporta la notizia, con precedenti studi che avevano evidenziato, in topi da laboratorio, come le radiazioni elettromagnetiche dei telefoni cellulari svolgevano una funzione protettiva contro l’insorgere del morbo di Alzheimer.

I ricercatori britannici hanno ammesso che il loro studio sarebbe stato più esauriente se ci fosse stato un modo per determinare l’effettiva esposizione alle radiazioni per ogni donna in stato di gravidanza, invece di basarsi solo su modelli matematici.

Inoltre ai ricercatori sarebbe piaciuto aver potuto monitorare l’esposizione alle radiazioni elettromagnetiche dei neonati dopo la nascita, ma non è stato possibile raccogliere i dati in merito.

Tuttavia, hanno affermato, se i ripetitori avessero effettivamente raddoppiato il rischio di tumori infantili, la loro ricerca per modelli matematici sarebbe stata in grado di segnalarlo con una sicurezza superiore al 90%.

Dunque per il momento i dati sembrano rassicurare i genitori sulla mancanza di rischi evidenti, una preoccupazione in meno dunque.

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