Batteri intestinali responsabili dell’obesità?

di Luca Bruno Commenta

Indagato il possibile fattore scatenante dell'obesità che possono avere i microrganismi presenti nell'intestino.

topo

Negli ultimi 30 anni, l’obesità in bambini ed adulti è diventato un fenomeno sempre più evidente e preoccupante nel mondo sviluppato. Scienziati e ricercatori in cerca di una risposta a questo aumento considerevole del disturbo sono sempre più convinti che si tratti di una malattia complessa e multifattoriale provocata da diverse cause.

Se di queste alcune sono più evidenti, come per esempio troppo cibo o poco esercizio fisico, ci sono molte alti fattori scatenanti che sono da prendere in considerazione, alcuni ancora oggi poco noti.
Negli ultimi anni per esempio si è pensato che alcuni microrganismi possono essere una tra le cause dell’obesità.

L’attenzione si è concentrata per esempio sulla possibile relazione esistente tra l’obesità e gli adenovirus, microrganismi che causano congestione alle vie respiratorie ed alcune delle più comuni malattie da raffreddamento.

Nella stessa direzione è andato anche il lavoro di un gruppo di ricercatori che ha recentemente pubblicato uno studio su Science Translational Medicine nel quale si investiga sul possibile fattore scatenante dell’obesità costituito dai microrganismi presenti nell’intestino.

All’interno del corpo umano ci sono circa centomila miliardi di batteri, di ben 500 specie diverse, molte dei quali risiedono nel tratto intestinale.

La maggior parte di questi sono divisi tra firmicutes e bacteroides, la cui funzioni principali nell’intestino sono quelle di contribuire a modificare la struttura degli alimenti ingeriti in maniera che il corpo li possa digerire.

Ricerche passate avevano riscontrato che nei topi obesi si trovano alti livelli di firmicutes, mentre nei topi magri sono i bacteroides ad essere presenti in numero maggiore.

Lo studio, condotto da scienziati del Center for Genome Sciences della Washington University School of Medicine di St. Louis, è stato realizzato trapiantando la comunità batterica di un uomo adulto, prelevata dalle feci, nell’intestino di un topo.

Nelle settimane precedenti al trapianto, i topi sono stati nutriti con una dieta a basso contenuto di grassi, ricca di vegetali.

Dopo il trapianto i topi sono stati nutriti ancora per un mese con la stessa dieta, ed ogni giorno sono stati prelevati giornalmente per analizzarli campioni di feci.

Un mese dopo il trapianto, la metà dei topi è stata nutrita con una dieta ad alto contenuto di grassi e zuccheri.

Campioni di feci dai due gruppi di topi sono quindi stati prelevati ed esaminati dopo 24 ore, dopo una settimana e dopo un mese.

I test hanno dimostrato che, rispetto ai topi con dieta povera di grassi, i topi nutriti con una dieta ricca di zuccheri e grassi avevano una percentuale significativamente superiore di firmicutes, ed una riduzione della presenza di bacteroides.

I ricercatori hanno notato che il cambiamento di dieta ha rapidamente e radicalmente cambiato le caratteristiche della comunità batterica intestinale.

Quando i ricercatori, in un passaggio successivo, hanno trapiantato la comunità batterica del gruppo di topi nutriti con una dieta altamente ricca di grassi e zuccheri, su altri topi hanno verificato che questi ultimi tendevano ad ingrassare ed ad accumulare peso anche quando la loro dieta era priva di grassi.

I ricercatori hanno inoltre dimostrato che i microbi intestinali ed i loro geni possono essere passati di generazione in generazione, il che suggerisce che è possibile per la madre passare la propria comunità batterica al figlio.

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