Pazienti cardiaci più sani in compagnia di un animale domestico

di Vito Verna Commenta

Grazie agli animali domestici si potrebbe vivere più a lungo.

Un team di ricercatori della Facoltà di Medicina della Kitasato University, uno dei più importanti istituti di ricerca e divulgazione medico-scientifica giapponese con sede nella prefettura di Kanagawa, avrebbe dimostrato, nel corso delle più recenti sperimentazioni ed indagini cliniche sull’argomento, la correlazione tra miglioramento delle aspettative di vita nei pazienti cardiaci e possesso di un qualsiasi animale domestico, si egli un cane, un gatto, un pesce o un piccolo uccellino.

IL LUTTO PUO’ CAUSARE L’INFARTO DEL MIOCARDIO

In particolare, stando a quanto dichiarato dall’American Journal of Cardiology, una delle più eminenti riviste statunitensi di cardiologia dopo l’organo di informazione ufficiale dell’American College of Cardiology, ovverosia il Journal of the American College of Cardiology, i pazienti affetti da coronaropatie così come, più in generale, quelli affetti dai più svariati disturbi cardiaci o metabolici, quali diabete, colesterolo, ipertensione e obesità, vivrebbero meglio, e decisamente più a lungo, nel caso in cui si rapportino, quotidianamente, con il proprio animale domestico quale che esso sia.

SMETTERE DI FUMARE RIDUCE LO STRESS

Il cuore dei succitati pazienti, come dimostrato nel corso dell’approfondito studio oggi alla nostra attenzione (che avrebbe coinvolto oltre 190 pazienti cardiaci molti dei quali, circa 4 su 10, in possesso di un animale domestico), riuscirebbe infatti ad adattarsi a qualsiasi situazione e a reagire meglio nel caso in cui debba subire, a causa dello stress o dello sforzo fisico, un’improvvisa accelerazione.

L’animale domestico, in questo senso, fungerebbe da catalizzatore delle tensioni sociali del paziente che, alleggerito del proprio carico di stress e preoccupazioni dal proprio amico a quattro zampe, riuscirebbe a far funzionare meglio, ed in maniera più utile ed efficiente, il proprio muscolo cardiaco.

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