Luna piena fa dormire male

di Fabiana Commenta

I cicli lunari influenzano la qualità e il sonno dell’uomo. Lo studio svizzero

luna

Quando c’è la luna piena si dorme male: si tratta solo di una leggenda metropolitana? Non esattamente perché in realtà la credenza popolare che i cicli lunari possano influenzare il sonno sembrerebbe essere confermata anche da un recente studio. 

A suggerirlo è uno studio, pubblicato su Current Biology, e condotto dai ricercatori dell’università svizzera di Basilea, secondo cui i cicli lunari, anche se del tutto ignorati, riescano in ogni caso ad influenzare il sonno delle persone.

 

Secondo Christian Cajochen, coordinatore dello studio, ciò significa che anche chi non si lascia suggestionare dai cicli lunari o non ne è a conoscenza, ne viene in ogni caso influenzato. 

 

Ai 30 volontari dello studio sono stati monitorati non solo l’attività attività cerebrale, ma anche i movimenti degli occhi e i livelli ormonali durante il sonno. I dati raccolti alla fine hanno dimostrato chiaramente che nelle notti di luna piena l’attività cerebrale nelle aree coinvolte nel sonno profondo è scesa addirittura del 30%.

 

 DORMIRE POCO FA MALE ALLA SALUTE

 

In concomitanza della luna piena i volontari hanno avuto un sonno più disturbato: hanno avuto bisogno di 5 minuti in più per addormentarsi e hanno dormito 20 minuti di meno. 

 

Quando si sono risvegliati hanno anche dimostrato di avere livelli più bassi di melatonina, l’ormone che regola i cicli di sonno e veglia.

 

A suggerire lo studio e le possibili correlazioni fra cicli lunari e sonno, sono state in realtà le antiche credenze popolari secondo cui la Luna regolava molti comportamenti umani: in effetti è ancora così anche se l’influenza del nostro satellite è stata in qualche modo oscurata dalla modernità, come ad esempio l’invenzione della luce elettrica.

Nonostante le comodità moderne però sembra proprio che non ci sia nulla da fare: l’uomo sembra ancora essere influenzato dai cicli della Luna.

 

Ulteriore passo dello studio potrebbe essere quello d’identificare le cellule nervose di questo meccanismo per poterlo meglio capire.

 

Foto Thinkstock

 

 

 

 

 

 

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