L’OMS indaga sui recenti casi di virus H1N1 farmaco-resistente

di Luca Bruno Commenta

L'Organizzazione mondiale della sanità sta esaminando recenti relazioni provenienti da Gran Bretagna e Stati Uniti che indicano come l'influenza H1N1 potrebbe aver sviluppato una resistenza al Tamiflu.

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità sta esaminando recenti relazioni provenienti da Gran Bretagna e Stati Uniti che indicano come l’influenza H1N1, in particolare nelle persone con il sistema immunitario particolarmente depresso, potrebbe aver sviluppato una resistenza all’oseltamivir, un farmaco efficace nel contrastare il virus, attualmente commercializzato dalla Roche e Gilead Sciences Inc’s come Tamiflu.
La Britain’s Health Protection Agency (HPA) ha recentemente confermato cinque casi del genere in Galles: i pazienti erano affetti da gravi problemi di salute che deprimevano il sistema immunitario, una condizione che offre al virus un’opportunità maggiore di sviluppare una resistenza al farmaco.

Secondo la relazione inoltre, quello del Galles è stato il primo caso di trasmissione da persona a persona del virus farmaco-resistente.

Un analogo caso era stato recentemente denunciato anche dal Centre for Disease Control and Prevention statunitense, e riguardava quattro casi simili rilevati dal Duke Hospital in North Carolina. Anche in questo caso si trattava di pazienti in gravi condizioni mediche e con il sistema immunitario depresso.

Secondo un portavoce dell’Organizzazione Mondiale della Sanità tali rapporti sono da prendere seriamente in considerazione, soprattutto per valutare se occorre mettere in campo provvedimenti ulteriori mirati a questa particolare fascia di pazienti, che potrebbe essere tra quelle più a rischio in questo momento.

Parallelamente l’organizzazione internazionale sta studiando quattro casi di mutazione del virus rilevati dall’Istituto per la Salute Pubblica norvegese.

In particolare si sta valutando se questi casi di mutazione possano permettere al virus di svilupparsi in una forma più pericolosa di quanto lo sia oggi, anche se per ora lo stesso portavoce ha rivelato che non vi è alcuna prova di una particolare associazione con casi più gravi.

In ogni caso i virus mutati per adesso sembrano essere normalmente sensibili sia al vaccino che ai farmaci antivirali quindi trattabili terapeuticamente al pari della forma non mutata.

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