Mortalità materna in calo nel mondo

di Luca Bruno Commenta

Un esempio evidente, si commenta nella comunità scientifica internazionale, che una campagna seria e l'impegno globale possono raggiungere obiettivi importanti nell'evitare molte morti inutili.

sala parto

La mortalità materna, in relazione cioè al travaglio ed al parto, è diminuita drasticamente nel mondo, da circa mezzo milione di casi nel 1980 ai 350.000 del 2008, secondo nuovi dati forniti da ricercatori dell’Università di Seattle a Washington.
La riduzione del numero di donne che perdono la vita durante il parto è stata negli scorsi anni una battaglia sostenuta dalle maggiori istituzioni governative e sanitarie nel mondo, ed i dati confermano così che grazie ad un impegno sostenuto globalmente si possono ottenere progressi anche molto significativi nel contrastare malattie e mortalità.

Lo studio, pubblicato recentemente su The Lancet, ha esaminato una moltitudine di dati sui casi di mortalità materna nel mondo in 181 paesi in un periodo di tempo compreso tra il 1980 ed il 2008.

Si rivela così come come il successo nel calo dei casi di mortalità materna sia stato particolarmente sensibile in alcune aree del pianeta come l’Asia e l’Africa.

Più della metà di tutti i decessi durante il parto si sono verificati, nel 2008 in sei paesi: India, Pakistan, Nigeria, Afghanistan, Etiopia, e la Repubblica Democratica del Congo.

In altri paesi invece, tra i quali Cina, Egitto, Ecuador e Bolivia, si sono avuti progressi significativi, che hanno raggiunto gli obiettivi fissati dalla comunità medico-scientifica internazionale.

L’autore dello studio, il dottor Christopher Murray ha dichiarato che sebbene siano ancora tantissime le donne che muoiono al mondo durante il parto, oggi sci sono buoni motivi per guardare con ottimismo al futuro, e casi come quello dell’Egitto, in cui i casi si sono ridotti in maniera drastica, dovrebbero essere esportati come modello vincente anche negli altri paesi.

Se nei paesi sottosviluppati ed emergenti i dati sono rasserenanti non altrettanto si può invece dire dei paesi sviluppati, come per esempio negli Stati Uniti, dove il fenomeno, invece che in decrescita, ha risultato un sensibile aumento, da 12 morti su 100.000 nati vivi nel 1990 alle 17 registrate nel 2008.

Secondo gli autori tale fenomeno potrebbe tuttavia essere spiegato con il cambiamento delle modalità con cui vengono registrati i casi di morte materna rispetto al passato.

Nel Regno Unito i tassi di mortalità materna sono scesi tra il 1980 e il 1990, ma poi si sono stabilizzati, una tendenza simile a quella degli altri paesi europei industrializzati. Oggi il tasso di decesso ogni 100.000 nati vivi si attesta in Inghilterra intorno agli 8 casi, mentre -Germania e Francia sono a 7 e la Francia a 10.

Un esempio evidente, si commenta nella comunità scientifica internazionale, che una campagna seria e l’impegno globale possono raggiungere obiettivi anche molto importanti nell’evitare molte morti inutili. Un modello di impegno e collaborazione che dovrebbe essere impiegato con altrettanto rigore e decisione anche per altre malattie che ancora flagellano l’umanità, come la malaria o l’AIDS.

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