Un nuovo modo di “riparare” il cuore?

di Luca Bruno Commenta

Un team di ricercatori americano ha recentemente scoperto il modo di indurre le cellule cardiache a riprendere il processo di divisione, e quindi di essere in grado di rigenerare tessuto sano.

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Nel cuore, quando le cellule adulte si trasformano in tessuto muscolare cardiaco, perdono la capacità di dividersi e quindi di generare nuove cellule. E’ per questo motivo che i tessuti cardiaci, danneggiate da malattie o congenitamente difettosi hanno forti difficoltà a ripararsi.
Un team di ricercatori americano ha recentemente scoperto il modo di indurre le cellule cardiache a riprendere il processo di divisione, e quindi di essere in grado di rigenerare tessuto sano.
Lo studio, effettuato su topi e ratti da ricercatori del Children’s Hospital di Boston, è stato pubblicato sulla rivista Cell.

Se gli stessi meccanismi individuati dai ricercatori nei topi fossero analoghi nell’uomo, si aprirebbe una notevole gamma di possibilità di curare le persone affette da malattie e problemi cardiaci.

Ed i ricercatori sostengono che tale opportunità potrebbe costituire una valida alternativa alla terapie che usano cellule staminali, che non sono ancora ampiamente testate, e che potrebbero avere un potenziale rischio di effetti indesiderati.

In teoria, tale nuovo meccanismo potrebbe essere usato per trattare i pazienti che hanno subito un attacco di cuore, quelli con insufficienza cardiaca ed i bambini che hanno difetti cardiaci congeniti.

La squadra di ricercatori di Boston ha testato la capacità di varie molecole di stimolare la divisione cellulare in colture di cardiomiociti, le cellule del muscolo cardiaco, tra le quali numerose proteine fattori di crescita conosciuti per stimolare la proliferazione delle cellule durante lo sviluppo prenatale.

Una proteina, la neuregulina-1,NRG1, è quella che ha prodotto risultati più significativi in termini di stimolazione della divisione cellulare.

E tale risultato è stato confermato anche in esperimenti condotti su topi adulti, i quali, in presenza di attacco cardiaco, hanno dimostrato, dopo l’iniezione della sostanza, che il muscolo cardiaco aveva la facoltà di auto rigenerarsi e migliorare la sua funzione.

La prossima tappa sarà quella di testare la terapia nei suini, che hanno organi interni più simili all’uomo di quelli del topo.

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