Farmaci contro la dipendenza utili anche per i giocatori d’azzardo

di Luca Bruno Commenta

I farmaci utilizzati comunemente per trattare la dipendenza da sostanze potrebbero rivelarsi efficaci anche nel trattamento delle dipendenze da gioco d'azzardo.

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I farmaci utilizzati comunemente per trattare la dipendenza da sostanze potrebbero rivelarsi efficaci anche nel trattamento delle dipendenze da gioco d’azzardo.
E’ quanto hanno scoperto i ricercatori statunitensi dell’Università del Minnesota, utilizzando in maniera sperimentale i farmaci su persone affette da dipendenza da il gioco d’azzardo.
Gli scienziati hanno testato farmaci progettati per aumentare le inibizioni e diminuire gli impulsi ad assumere una sostanza in due gruppi di maschi e femmine diagnosticati come giocatori d’azzardo patologici.

Il primo gruppo comprendeva coloro che sono spinti dall’urgenza di giocare, ovvero che giocano quando il desiderio di farlo diventa troppo forte per essere controllato, mentre il secondo gruppo era costituito da coloro che non hanno una capacità inibitoria nei confronti di comportamenti impulsivi ovvero non sono in grado di controllare il desiderio di giocare anche quando gli stimoli a farlo sono minimi o inesistenti.

Il primo gruppo ha risposto bene ai farmaci che bloccano il sistema cerebrale di rilascio degli oppiacei, come il naltrexone ed a quelli, come la nemantina, che bloccano certi recettori per un neurotrasmettitore in particolare, il glutammato (acido glutammico).

Nel caso di patologia ereditaria, ovvero quella presente in giocatori provenienti da famiglie in cui il problema era già evidente, è stata eccellente la risposta ai farmaci che bloccano gli oppioidi.

Il secondo gruppo, quelli che non sono n grado di controllare qualsiasi impulso al gioco d’azzardo, hanno risposto bene ai farmaci che avevano come obiettivo un enzima chiamato catecol-O-metil transferasi (COMT), enzima che svolge un ruolo importante nella funzione della corteccia prefrontale.

Comprendere i diversi sottotipi di giocatori, commentano gli autori dello studio, è stato particolarmente importante per individuare una sorta di matrice biologica del disturbo, e ciò ha fatto si che si potessero individuare per ogni tipologia i farmaci adeguati ed il trattamento personalizzato caso per caso.

Lo studio verrà presentato alla riunione annuale dell’American College of Neuropsychopharmacology.

Fonte HeathDay

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